Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘artigianato’

E’ uscito “Big Heart, Strong Hands” – “Grande cuore, mani forti” della fotografa norvegese Anne Helene Gjelstad (35 sterline, 256 pagine, Dewi Lewis Publishing), che documenta vita quotidiana, azioni e visioni delle donne in quella che è considerata l’ultima società matriarcale in Europa.

Si tratta delle isole estoni Kihnu e Manija nel Mar Baltico, dove sono le anziane a curarsi di tutto quel che riguarda la terra e a prendere decisioni in merito, mentre gli uomini vanno per mare.

Anne Helene Gjelstad ha dedicato numerosi anni al progetto, che vede come il proprio “contributo a dar testimonianza di questa cultura unica e a preservarne il futuro”.

Due particolari delle sue fotografie e il testo relativo:

lohu hella

“Lohu Ella è una delle maestre artigiane più rispettate di Kihnu. Sempre pronta a dare una mano, amichevole e gentile, con un gran cuore e un sorriso amabile, è una delle donne con cui ho passato più tempo e ho fotografato di più. Da lei ho appreso la cultura dell’abbigliamento delle donne: come fanno i loro copricapi, come mettono le loro gonne speciali, cosa indossano per dormire e come tengono al sicuro i loro tesori. Lohu Ella sta costantemente creando qualcosa. Ha persino confezionato per me un bellissimo costume Kihnu.”

virve

“Järsumäe Virve ha sempre amato gli animali e tutte le creature viventi. Non sa quanti gatti ha di preciso e persino i gatti delle vicine vengono da lei per mangiare. Ha due cani e un cavallo che corrono liberi nella sua proprietà durante la stagione calda. Quando diventammo amiche aveva anche due capre e le piaceva bere direttamente dal recipiente subito dopo averle munte. Mi spiegò quanto era salutare farlo e gentilmente condivise con me il latte tiepido.”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

vida nueva

La “nuova vita” del titolo è il nome di una cooperativa artigiana di donne indigene messicane (alcune le vedete in immagine con i tappeti che producono) fondata nel 1996 da Pastora Asunción Gutiérrez Reyes. Il suo scopo era ed è dare opportunità economiche, diritti umani e sogni a donne in condizioni difficili – vedove, madri single e vittime di violenza domestica costrette a lottare ogni giorno con gli svantaggi posti su di loro da una società patriarcale e machista. Ma l’intento iniziale si è ovviamente ampliato con il tempo: a Vida Nueva vogliono che le bambine e le ragazze possano andare a scuola e che le donne abbiano abbastanza potere da decidere cosa vogliono fare delle loro esistenze, perciò investono energie, tempo e denaro in progetti comunitari diretti a tali fini: negli anni hanno per esempio fornito assistenza sanitaria gratuita e creato un sistema di riciclo rifiuti. Tessere a Teotitlán era loro originariamente proibito, in quanto “lavoro da uomini” (vedete quanto arbitrari sono gli stereotipi di genere?), ma per fortuna di tutti/e se ne sono fregate.

Global Citizen ha raccontato la loro storia in un documentario qui:

https://www.globalcitizen.org/en/connect/activate/episode1/

Inoltre, ha pubblicato in settembre una lunga intervista con una socia della cooperativa, Silvia Zitlaly Gutiérrez Reyes, di cui riporto un brano. (Silvia è l’unica del gruppo ad aver frequentato l’università ed è quella che nel 2004 parlò alle Nazioni Unite delle violazioni dei diritti umani subite da bambine e bambini indigene/i)

Global Citizen: Quante sfide avete affrontato da quando iniziaste?

Silvia Zitlaly Gutiérrez Reyes: Durante questi 22 anni abbiamo visto cambiamenti. Dapprima tutti ci criticavano e dicevano che eravamo pazze. Ci hanno anche chiamate prostitute e donnacce, ci hanno rigettate e guardate male. Ma ora, con tutto il lavoro che abbiamo fatto, abbiamo guadagnato il rispetto della gente nella comunità. Molte persone ora dicono che non pensavano le donne potessero portare alla comunità qualcosa di buono. Grazie a tutto il lavoro svolto ora le donne possono decidere, abbiamo imparato di più sui nostri diritti e abbiamo fatto in modo che ci rispettassero.

Global Citizen: In che modo percepisci che i cambiamenti hanno avuto impatto sulle vostre vite?

Silvia Zitlaly Gutiérrez Reyes: Ora possiamo dire forte e chiaro “NO” quando gli uomini ci dicono qualcosa di sbagliato. Abbiamo imparato a difendere le nostre idee e quel che vogliamo fare. Le nostre figlie stanno già studiando, un grande risultato considerato che nel passato non ricevevamo sostegno dalle nostre famiglie per studiare o viaggiare. La maggioranza delle donne di Vida Nueva non è andata a scuola e persino Pastora, la fondatrice, ha finito solo le elementari. Ora per noi è più facile creare documentazione, cercare sostegno, preparare i nostri seminari eccetera.

Global Citizen: I vostri prodotti artigianali non sono solo grande arte ma preservano anche il valore della cultura Oaxaca. Puoi darmi qualche dettaglio sul valore che sta dietro i vostri prodotti?

Silvia Zitlaly Gutiérrez Reyes: Il nostro lavoro si concentra sulle tecniche ancestrali. Ogni pezzo che produciamo ha un processo ancestrale, creativo e innovativo. Ciò che di certo rende il nostro lavoro speciale è che ancora ci basiamo sulle tecniche che sono state tramandate di generazione in generazione. Usiamo tinture naturali che vengono da piante, frutti o insetti come la cocciniglia del carminio. Per innovare abbiamo lezioni di disegno e colorimetria e poi usiamo le nuove tecniche e le fondiamo con le antiche.

Ciò che dà un valore unico ai nostri pezzi è la qualità di cui cerchiamo di aver cura in ogni prodotto. L’intero processo prende approssimativamente tre mesi, perché elaboriamo il materiale grezzo, raccogliamo le piante o prepariamo i pigmenti. Ogni donna mette non solo il suo talento nel suo tappeto, ma anche il suo cuore e la forza di una donna che lotta per una nuova vita.

La cosa importante nel nostro lavoro, e per noi, è che ogni pezzo ha un significato speciale. E nella maggior parte dei casi, questi significati parlano di liberà, sogni e sfide che noi come donne vogliamo realizzare.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Ouen Chomroeun

Sulla donna in immagine, la cambogiana 54enne Ouen Chomroeun, potete vedere due brevi documentari:

https://www.youtube.com/watch?v=3X0Szrxq1a4

https://www.newsdeeply.com/womensadvancement/articles/2018/05/17/the-all-woman-team-building-and-selling-toilets-in-cambodia

Da quando aveva 17 anni costruisce e vende taniche per l’acqua, turche e wc. Quando installa gli impianti igienici si occupa anche delle tubature e del drenaggio. All’inizio faceva in pratica tutto da sola – nei documentari la vedrete creare gli oggetti a partire dalla frantumazione delle pietre per fare il cemento – poi ha iniziato ad avere operaie (suo marito e altri due uomini si occupano delle consegne).

Per molto tempo è stata una delle rare imprenditrici artigianali nel settore: a tutt’oggi nel paese le donne che fanno il suo stesso mestiere sono circa 200. Primogenita, Ouen ha in questo modo sostenuto economicamente tutte le sue sorelle.

Nel 2011 ha cominciato a collaborare con WaterShed, un’organizzazione che mette in relazione piccoli imprenditori, governi locali e clienti per facilitare la creazione e l’uso di sanitari, filtri per l’acqua e impianti igienici. WaterShed lavora anche in Laos e Vietnam, ma ha la sua base in Cambogia dove, secondo stime dell’Unicef, circa 10.000 persone muoiono ogni anno per cause legate allo scarso accesso disponibile a tali impianti.

Ouen Chomroeun e le sue dipendenti fungono anche da trainer per le donne di altri villaggi, insegnando e diffondendo tutto quel che hanno appreso sull’igiene e le necessità del corpo umano. Avere o no un bagno fa una differenza enorme, spiega Ouen, soprattutto nella vita di una donna.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Ghirlande

Grace

Grace D. Chin – in immagine – è un’artista femminista la cui creatività spazia dall’incisione al disegno alla scultura in carta. Sua madre era un’artista tessile e nella casa in cui Grace è cresciuta creare arte era incoraggiato come parte della vita quotidiana. Dopo essersi laureata, Grace ha voluto “ricollegarsi alle sue radici d’artigianato” e ha cominciato a creare le ghirlande di fiori di carta che l’hanno resa famosa:

“Si tratta di contrastare le forze negative nel mondo e in noi stesse usando le parole. Io credo davvero nel potere di interiorizzare e assorbire messaggi positivi. E’ soddisfacente tradurre tali idee in oggetti concreti. Io sono sempre compiaciuta e onorata dal fatto che le persone vogliano tali parole e il mio lavoro nelle loro case.”

E quindi, cominciamo la giornata con tre messaggi in ghirlanda in cui l’Autrice esprime semplicemente la forza e la bellezza del femminismo:

grace d. chin - santuario

IO SONO IL MIO PROPRIO SANTUARIO

grace d. chin - corpi

TUTTI I CORPI SONO BUONI CORPI

grace d. chin - fregatene

FREGATENE

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

diane

(“Sing Your Song Sweet Sister : A poem about changing the world through truth telling.”, di Diane Goldie, in immagine qui sopra. Trad. Maria G. Di Rienzo. L’Autrice è un’artista femminista a 360°: dipinge, disegna, scolpisce, crea pupazzi e marionette – per un periodo il suo lavoro ufficiale è stato il teatro di marionette per i bambini – scrive poesie e crea “arte da indossare”, un cui esempio potrete ammirare alla fine di questo articolo. Diane è anche una sopravvissuta all’abuso infantile: “addestrata e usata da un pedofilo, ero diventata un giocattolo da scopare per numerosi uomini”.)

CANTA LA TUA CANZONE DOLCE SORELLA – Una poesia sul cambiare il mondo tramite la narrazione della verità.

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala alta e chiara

Non temere di dire la tua verità

a chiunque sia nelle vicinanze

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala profonda e bassa

Canta del tuo dispiacere

Lascia fluire la tua tristezza.

Noi ti ascolteremo sorella

Noi sentiremo il tuo stesso dolore

Noi condivideremo la tua afflizione

e ti aiuteremo a guarire di nuovo.

La tua canzone sarà la nostra canzone

Le nostre storie sono tutte le stesse

Condividiamo una comunanza

Condividiamo una sofferenza comune

Nascondiamo le nostre comuni ferite

dietro un muro di vergogna

E’ ora di tirar giù quel muro

E’ ora di piazzare il biasimo al giusto posto.

Noi siamo state vittime innocenti

Non l’avevamo chiesto

Non avevamo chiesto la violenza

o quel bacio rubato

Non vogliamo essere di proprietà di qualcuno

o solo un’altra delle cose

da usare e abusare per poi sputare via

Perciò canta, dolce sorella, canta!

Facciamo sentir loro la nostra rabbia

Facciamo sentir loro il nostro dolore

Facciamo che avvertano che parte hanno in tutto questo

mentre cantiamo apertamente e senza vergogna

Uniamo tutte le nostre voci insieme

in un coro furioso

Cominciamo a cambiare le cose

Diamo fuoco ai nostri cuori.

Perciò canta la tua canzone, dolce sorella

io credo in te

E la prossima sorella che udirà il tuo canto

crederà anche lei in te

e poi canterà la sua propria canzone

e questo andrà avanti

sino a che tutte canteremo

insieme

come una sola persona.

Canta la tua canzone dolce sorella

Canta la tua canzone dolce-amara.

dangerous woman

(Il ricamo dice: Una donna che ama se stessa è una donna pericolosa. La sorellanza è sovversiva.)

Read Full Post »

Qualcuno/a non riuscirà a crederci. Ma se volete dare un’occhiata a http://feministfiberart.com/ potrete riempirvi gli occhi di una serie incredibile di opere di “arte tessile” raccolte da Iris Nectar per festival e mostre.

Iris è stata motivata ad aprire il suo Studio dal fatto che “le donne sono ridicolmente sotto-rappresentate nel mondo artistico” e ancor più ispirata a farlo dal sapere, per esempio, che nella sezione Arte Moderna del Metropolitan Museum il 3% degli artisti sono donne, ma sono donne pure l’83% dei nudi.

Non che le artiste femministe i nudi non sappiano crearli, ma sono un po’ differenti dal solito.

tori marsh

Questo è opera di Tori Marsh.

laura bundesen

Questo è di Laura Bundesen.

ellen schinderman

E questo è di Ellen Schinderman. Fa parte di una serie chiamata “Text Ladies”, dove Ellen compone diverse forme femminili ricamando frasi prese da testi femministi.

zeynep mar

La mano è dell’artista turca Zeynep Mar.

irem yazici

Lo stagno stregato” è opera di Irem Yazici.

laura bowman

Entropia” è invece di Laura Bowman.

L’arte femminista (…) prenderà i grandi temi umani – amore, morte, eroismo, sofferenza, la Storia stessa – e li renderà completamente umani.” Andrea Dworkin

(trad. Maria G. Di Rienzo, l’enfasi su “completamente” è mia.)

Read Full Post »

anabel

Questa è Ana Bel, peruviana migrante negli Stati Uniti, più nota come la Loba Loca – la Lupa Pazza. La Lupa, secondo le sue stesse definizioni, è un’artista del fai-da-te (dai gioielli agli assorbenti igienici crea tutto con materiale riciclato), attivista per la giustizia riproduttiva, doula per le donne che vogliono abortire, tatuatrice tradizionale, fotografa, ciclista, documentarista, esperta di erboristeria medicinale, appassionata delle mestruazioni, “ecofemminista brunita”. La Lupa si è laureata in Studi Interdisciplinari con una tesi sul controllo della popolazione nelle Ande e le campagne di sterilizzazione forzata implementate in Perù sotto la dittatura di Fujimori, quarant’anni fa.

Il brano seguente, tratto da un più lungo articolo, concerne il suo personale rapporto con l’ambientalismo:

Il fatto è che io mi curo dell’ambiente ma non posso sopportare quando persone bianche che pretendono di essere completamente connesse alla Terra rifiutano di capire che molti/e di noi – gente brunita migrante – veniamo da retroterra dove l’ambientalismo non è in discussione, perché siamo cresciuti facendo involontariamente un sacco di cose “verdi”. Per qualche ragione la cultura dominante ha fatto un gran lavoro nel cancellare le eredità della gente di colore in merito a qualsiasi cosa “verde” o “ambientalista”.

La cultura dominante spaccia le pratiche di sostenibilità come un’avanzata invenzione di gente bianca. Un esempio molto seccante è la permacultura, un “sistema” che puoi imparare se hai un sacco di soldi da spendere – ma fate attenzione, un bel po’ dei principi della permacultura sono praticati da gente di colore in tutto il mondo, dal riciclo dell’acqua per lavare i piatti e innaffiare le piante all’usare gli avanzi di cibo per arricchire il suolo coltivabile. Le persone di colore appartenenti a famiglie che devono riciclare e riusare per far quadrare i conti, hanno un incredibile ammontare di conoscenze. Noi non le chiamiamo “pratiche amiche dell’ambiente”, le facciamo e basta. Io chiamo questa conoscenza passata di generazione in generazione Lo Scibile della Nonnina, perché molte di queste pratiche della nuova era sono semplicemente i modi in cui le mie nonne e i miei anziani vivono le loro vite. (…) La colonizzazione e le migrazioni hanno creato amnesia culturale. Siamo bombardati da pubblicità, programmi televisivi, libri di scuola, religioni: un sistema che ci fa dimenticare che molte delle cose spacciate per “moderne” e “alternative” sono state praticate dalle nostre genti e dalle nostre famiglie per generazioni. Reclamare queste pratiche è il processo verso l’interruzione dell’appropriazione dello Scibile della Nonnina e il sentirsi rafforzate/i dal riprendersi le proprie eredità. Questa società patriarcale capitalista è disegnata per mantenerci insani. Ci sono un mucchio di barriere alla salute che ci sono state imposte da un sistema che inquadra costantemente la sostenibilità e una vita sana in termini bianchi, non prendendo in considerazione il lavoro che noi e le nostre famiglie svolgiamo ogni giorno come “ambientalisti accidentali”. Per me, tener conto del mio ciclo e raccogliere il mio sangue mestruale sono azioni che mi fanno sentire reale. Mi fanno sentire parte di una linea di mestruanti che trattano il proprio corpo in modo organico e consapevole. E’ la memoria del sangue che mi avvicina alle mie nonne e alla mia mamma, che mi racconta storie su come lavava i propri assorbenti nella casa dei genitori a Arequipa.

Non posso fare a meno di immaginarmi nel cortile sul retro della casa della nonna, in un caldo pomeriggio estivo, mentre sciacquo i tamponi della luna nel lavatoio stando vicina alla mia mamma, e magari innaffio le piante della nonna con un po’ di sangue della luna e poi appendo gli assorbenti ad asciugare sotto l’ardente sole andino. Poi mi immagino andare dalla nonna a lamentarmi dei dolori mestruali, così che lei mi presti attenzione e mi metta sul ventre le sue tiepide mani rugose, massaggiandolo mentre pronuncia incantesimi d’amore: Sana sana panzita de rana, si no sana ahora sanara manana. (Guarisci guarisci pancino di rana, se non guarisci ora guarirai domani.)

Per me, vedete, restare in salute in questo sistema malato significa costantemente reclamare e nominare, ri/creare, ri/membrare e re/immaginare lo Scibile della Nonnina.”

moon pads

(Gli assorbenti della Lupa)

Read Full Post »

Sono sempre stata affascinata dall’idea di un piccolo seme che contiene al suo interno il potenziale per diventare un albero gigantesco.”, dice Asmaa Benachir, artista e designer, “Io credo che le persone siano piccoli semi. Ognuno ha il potenziale per diventare qualcosa di più grande di se stesso. In “Ali Baba e i 40 ladroni”, il seme di sesamo ha il potere di aprire le porte. Crescendo, questo piccolo seme ci dà la capacità di rompere le barriere e di raggiungere nuove vette di conoscenza e di comprensione inter-culturale.”

asmaa

Benachir contribuì nel 1990 a fondare un’associazione che promuove arte e cultura nel suo paese, il Marocco, e ne fu la presidente per 10 anni: “Questa esperienza rafforzò la mia convinzione che l’arte permette alle persone marginalizzate di avere accesso ad una vita migliore. Perciò rassegnai le dimissioni e nel 2009 aprii il caffè letterario Au Grain de Sésame / Seme di sesamo.

Il Seme di Sesamo sta nella “medina” (città vecchia) di Rabat, che è “patrimonio culturale intangibile” per l’Unesco, ma non è esattamente un quartiere di lusso. La cosa straordinaria è che le donne locali hanno da subito affollato il caffè, trasformandolo in un batter d’occhio in laboratorio permanente: “Dopo aver parlato con loro, dei loro bisogni e del desiderio di migliorare le loro condizioni, ho deciso di condividere con queste donne le mie conoscenze ed esperienze artistiche. Molte di loro sono abili artigiane ma a differenza dei maschi sono illetterate e non sanno come commercializzare e vendere i loro prodotti in modo efficace. Numerose donne della medina specializzate in ricamo, ad esempio, sapevano riprodurre qualsiasi punto o schema venisse loro insegnato, ma non erano capaci di creare disegni propri.” Prima che Asmaa Benachir fornisse loro le ali con cui volare tramite i suoi seminari, beninteso.

ricamo

Avevo sperimentato nuove tecniche per creare vari prodotti ecologici, fra cui scatole, mobili e decorazioni per pareti, usando carta riciclata, e dalla fine del 2010 le insegno nei seminari per le donne emarginate e diseredate di Rabat e Salé (cittadina collegata alla capitale al punto da fungere da “sobborgo”).”

Le donne del Seme di Sesamo creano nuovi stili che combinano le tecniche artigianali tradizionali all’uso di materiali completamente naturali: in pratica tutto ciò che hanno intorno in cucina, nell’orto, in giardino o nei vasi alle finestre diventa materiale artistico, come le scorze delle noci essiccate e finemente tritate sino a diventare pittura per oggetti.

Nel contempo”, spiega sempre Benachir, “apprendono come progredire a livello artistico e personale, quali sono i loro diritti sociali e lavorativi, come continuare a lavorare da sole o a mettere in piedi cooperative una volta terminati i seminari. La fusione delle tecniche dell’artigianato tradizionale con stili moderni e internazionali ci ha permesso di preservare la nostra eredità culturale mentre sviluppiamo nuove espressioni artistiche.”

Il sistema ha riscosso abbastanza successo da conseguire premi a livello internazionale e aver bisogno di nuovi spazi: oggi il Seme di Sesamo consta del caffè, della galleria d’arte, del laboratorio e della sala d’esposizione dei prodotti artigianali. Parecchie donne che vivevano in povertà sono state messe in grado di fare delle loro capacità creative una professione.

Al Seme di Sesamo noi crediamo che lo sviluppo del capitale umano in campo artistico posso dare un contributo vitale al miglioramento delle condizioni socioeconomiche, in modo sostenibile. Lo sviluppo in campo artistico incoraggia l’inclusione sociale e promuove il dialogo culturale. Il nostro scopo principale è aiutare le donne della medina di Rabat – Salé ad ottenere indipendenza economica.”

dal lavoro delle mani di lei

(Nel 2014, Asmaa Benachir è stata premiata per il miglior progetto di scambio culturale dal “Museum Connect Program”: artiste e universitarie marocchine e statunitensi hanno aperto un processo di documentazione della storia orale delle donne artiste, chiamato “Dal lavoro delle mani di lei”. La foto si riferisce ad una sessione di lavoro congiunta al “Seme di Sesamo”.) Maria G. Di Rienzo

P.S. Sabato e domenica, come già sapete, sono via. Ci risentiamo qui martedì.

Read Full Post »

Leah Auma Okeyo, madre di sei figli, ha scoperto di essere sieropositiva all’Hiv nel 2007. Vivendo in una cittadina rurale impoverita, Kisumu in Kenya, e non avendo nulla lei stessa, sembrava che alla sua portata ci fosse solo l’aspettare di morire. Non c’era nessuno da cui ottenere informazioni, nessuno a cui chiedere aiuto. Un giorno sentì parlare di queste “reti” internazionali di donne che si sostengono l’una con l’altra, ottenne di poter usare un computer per qualche ora e si catapultò nell’attivismo femminista globale. “Ho molti sogni. – disse alle sue nuove amiche dopo che le ebbero regalato un laptop – E ora ho intenzione di realizzarli uno per uno.” Doveva combattere l’Hiv/Aids e dissipare al proposito pregiudizi e concezioni sbagliate nella sua comunità, ottenere l’accesso all’istruzione per i suoi bambini, tornare alle donne nella sua comunità e ovunque ciò che era stato dato a lei. Ha fatto tutto questo, e anche di più.

leah

Leah è andata ad insegnare alle donne come usare i media digitali e come esprimere ed affermare se stesse in Messico, Canada, Sudafrica, Austria, Gran Bretagna, Mozambico, Turchia e Stati Uniti. In Kenya, assieme ad altre donne, ha fondato l’ong “Pacho” (Positive and Active towards Change Organization). “Pacho” lavora per migliorare le vite delle donne e delle loro comunità, informandole sull’Hiv/Aids e sui loro diritti, addestrandole all’uso di internet e valorizzando le loro capacità affinché generino reddito, finanziando la frequenza scolastica per bambine e orfane.

Quest’anno, in aggiunta agli altri problemi, la zona in cui Leah vive ha sofferto di una devastante siccità. Le condizioni economiche delle famiglie, già precarie, sono precipitate e le donne sono corse in sciami da Leah. “Per lungo tempo non abbiamo pensato di guardare alle nostre abilità come attrezzi per migliorare le nostre condizioni economiche. Uno dei più grossi problemi che abbiamo come donne è la mancanza di stima per noi stesse. Ti senti come se niente di quel che fai avesse un effettivo valore. Ma io ho detto alle donne di sognare, di sognare i modi per uscire da questa situazione.” E le donne si sono messe a produrre lavori di perline come braccialetti, sandali, collane, orecchine e borsette a tracolla. I prezzi che il mercato interno paga loro non sono granché ma Leah ha già l’occhio sui mercati internazionali, dove gli oggetti saranno pagati di più, e inoltre “Da noi si dice: Meglio un pezzo di pane che niente pane del tutto. Io quella scarpa l’ho portata sino a consumarla, so dove fa male. Non si tratta solo di far bigiotteria, sapete. Si tratta di donne che osano prendere il controllo del loro destino.”

Leah Auma Okeyo ha una presenza fisica carismatica e imponente (è alta più di un metro e ottanta) che trasmette solo integrità e gentilezza, nonostante la vita sia stata ben poco gentile con lei: ha dato alla luce il suo primo bimbo quando aveva appena compiuto 15 anni e ha dovuto affrontare tutte le difficoltà di una madre povera costretta a vedere il futuro come privo di speranze, una storia che le donne continuano a raccontarle quando arrivano a “Pacho”: “Sei appena un’adolescente e sei sposata. Hai lasciato la scuola. Hai figli di cui occuparti e sei molto giovane e non sai come cavartela. Visto che non hai istruzione, ti è difficile trovare lavoro. Se vuoi metterti in proprio non riesci ad avere il capitale iniziale: nessuno ti vuol fare un prestito, perché anche se hai proprietà, da sposata sono tutte a nome di tuo marito. Tuo marito ha paura delle minacce dei prestatori: Verremo a portarvi via le mucche, i mobili… Se infine riesci ad avere un finanziamento devi maneggiare la corruzione: i prestatori vorranno una mazzetta che può arrivare sino al 20% della somma. E ancor prima che tu arrivi a questo punto, sei disfatta dai messaggi costanti che ti degradano e minimizzano il tuo valore.”

Leah aggiunge che i problemi della sua comunità hanno radici in alto, ma soluzioni in basso, nelle donne che possiedono assai poco e a cui è stato detto che non avevano contributi di valore da offrire. “Lavoriamo sul conoscere noi stesse, sul capire dove siamo e cosa abbiamo, e poi diamo forma ai nostri scopi. Nei forum dell’organizzazione insegniamo alle donne ad usare le loro voci, così che possano dire se stesse e le loro necessità.” Le porte e le menti di “Pacho” sono sempre aperte; non importa di che tribù sei o che dialetto parli, entra e costruiremo insieme dei ponti per comprenderci. Cos’altro posso dirvi di questa forza della volontà e del cuore che risponde al nome di Leah Auma Okeyo? Ah sì. Scrive poesie da quando era una ragazzina:

Io sono qui per cambiare quel che posso cambiare

Per quanto debole io possa essere, non ho forse torto quel ramo?

Io sono qui per consegnare il messaggio al mondo

che io sarò la sua messaggera, per quanto lenta io possa essere.

Io sono qui per parlare e per parlare per me stessa

perché per quanto silenziosa io possa essere, nessuno parla per me.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(“Don’t You Feel the Morning Becomes Her?” di Hsia Yü – a volte trascritto come Xia Yu – poeta taiwanese. Trad. Maria G. Di Rienzo. Hsia Yü è nata nel 1956 e vive fra Taipei e Parigi. Nonostante abbia ormai raggiunto fama internazionale continua a confezionare personalmente i propri libri usando materiali riciclati e facendone delle opere d’arte anche a livello tattile e visivo. E’ co-editrice di “Xianzai Shi” – “Poesia ora”.)

hsia yu

NON SENTI CHE IL MATTINO DIVENTA LEI?

Non senti

che il mattino diventa lei?

Non senti che “esso” diventa lei?

Correre

per esempio

Aprire una vecchia scatola di biscotti diventa lei

Leggere tutte quelle lettere umide del passato diventa lei

Lei è la precisa immagine del tappo di sughero

in una bottiglia di vino. Non senti che

schizzare attraverso un cielo stellato diventa lei?

Avere la sua propria volontà diventa lei

e altre cose diventano pure lei. Per esempio

un autunno pieno di grazia diventa lei

Hai la sensazione che potresti cancellarla via

Lei è proprio quel tipo di inchiostro

Ma poi l’impronta del suo pollice riappare giusto sotto i tuoi occhi.

Non senti che

cancellare diventa lei?

Non senti che

arrivare al mattino diventa lei?

jeanne fry - sun goddess

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: