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Posts Tagged ‘anziani’

(“I am not old”, di Samantha Reynolds, poeta canadese contemporanea. Samantha – che ha anche fondato la casa editrice Echo Memoirs – ispirò migliaia di persone a esplorare la propria vita tramite la poesia nel 2011, anno di nascita del suo primo figlio, grazie all’apertura di un blog in cui si impegnò a scrivere una poesia al giorno sino a che il bimbo non avesse compiuto un anno: “Bentility—The Art of Noticing Your Life” è ricordato ancor oggi come una “internet sensation”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

figurine

(Figurina in pietra ritrovata nel 2016 a Catalhoyuk in Turchia, datata 8.000 anni.)

NON SONO VECCHIA

Non sono vecchia, ha detto

Sono rara

Sono l’ovazione in piedi

alla fine dello spettacolo

Sono la retrospettiva

della mia vita

come arte

Sono le ore

collegate come puntini

dentro il buonsenso

Sono la pienezza

dell’esistere

Voi pensate che io stia aspettando di morire

ma io aspetto di essere scoperta

Io sono un tesoro

Io sono una mappa

queste rughe sono le tracce

del mio viaggio

Chiedetemi

qualsiasi cosa.

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(“Rules of Misogyny”, di Rose & amiche, 2019. Rose è una femminista 73enne, nota con lo pseudonimo “The Bewilderness”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

1. Le donne sono responsabili di ciò che fanno gli uomini.

2. Se le donne dicono di no agli uomini è un crimine dell’odio.

3. Le donne che parlano per se stesse sono escludenti ed egoiste.

4. Le opinioni delle donne sono violenza contro gli uomini, perciò la violenza maschile contro le donne è giustificata.

5. Le donne e il femminismo devono essere utili agli uomini o non hanno valore.

6. Le donne che se ne vanno in giro essendo femminili in faccia agli uomini perché hanno le mestruazioni o allattano bambini meritano di essere punite.

7. Le donne devono essere sempre grate agli uomini per ogni cosa.

8. Gli uomini sono qualsiasi cosa dicono di essere e le donne sono qualsiasi cosa gli uomini dicono che siano.

9. Gli uomini conoscono sempre le “vere ragioni” per qualunque cosa le donne fanno e dicono.

10. La cosa peggiore della violenza maschile è che mette in cattiva luce gli uomini.

11. Qualsiasi cosa le donne soffrano, è peggio quando accade agli uomini.

12. La capacità delle donne di riconoscere schemi di comportamento maschili è misandria.

13. Le donne arrabbiate sono pazze. Gli uomini arrabbiati hanno problemi a esprimersi.

14. Le donne hanno tutti i diritti necessari: il diritto di restare in silenzio.

15. Gli uomini sono la definizione di umano. Le donne sono strane alterità subumane.

16. Chiunque possiede e controlla i corpi delle donne eccetto le donne stesse.

17. Gli uomini sono migliori delle donne nel rappresentare la femminilità, perché l’hanno inventata e li eccita.

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27 gennaio 2020, Giacomo Moscarola, Lega:

“Vincere in Emilia è un po’ come quando vuoi trombarti 20 ragazze nuove e visto che non te la dà nessuna, ti accontenti dell’unica che ormai te la dà da anni.”

28 gennaio 2020, Attilio Fontana, Lega:

La sinistra è responsabile di “una mobilitazione degna dei tempi andati, si è vista in tv gente di più di cento anni portata ai seggi, disabili accompagnati con i pulmini…”

29 gennaio 2020, Matteo Salvini, Lega (lo stesso della bambola gonfiabile – Boldrini, della campagna diffamatoria contro Carola Rackete, del processo via citofono agli “spacciatori tunisini”… che non ha mai cancellato uno solo dei commenti violentissimi e minacciosi dei suoi seguaci) chiede a proposito dell’ovviamente inaccettabile scritta – “Soprattutto spara a Salvini” – su un muro di Bologna:

“Però saremmo noi a seminare odio… Mi aspetto la reazione indignata di tantissimi intellettuali di sinistra. Secondo voi quanti di loro diranno qualcosa a riguardo?” (Il primo a rispondergli di essere indignato è stato Bonaccini.)

Io, però, sto aspettando le veementi reazioni degli “intellettuali di destra” – lo metto tra parentesi perché lo considero un ossimoro – e di Salvini stesso ai due esempi precedenti (sarebbe peraltro facilissimo compilare lunghissimi elenchi di dichiarazioni simili), interventi pubblici in cui si chieda scusa alle donne, agli anziani e alle persone con disabilità e in cui si prenda l’impegno di smettere di insultare tutte e tre le categorie, subito, senza condizioni. Il branco dei seminatori d’odio potrebbe anche impegnarsi a smettere di fomentare razzismo e omofobia. Frau hier.

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “My 60th isn’t ‘just another birthday’. It’s a turning point.”, di Kit de Waal per The Guardian, 25 dicembre 2019, trad. Maria G. Di Rienzo. Nata nel 1960 come Mandy Theresa O’Loughlin, di nazionalità irlandese e britannica, ex giudice di pace e autrice di manuali su adozione e affido, con il nome d’arte Kit de Waal ha pubblicato il primo romanzo – “My Name Is Leon” nel 2016. La sua ultima opera è “Becoming Dinah”.)

Kit

I miei 50 anni sono stati meravigliosi. Sono diventata single e ho avuto alcune notevoli storie. Sono aperta a relazioni nuove, al flirt, a essere desiderata e sensuale ed espansiva. Ho raggiunto successo professionale scrivendo libri e saggi, facendo revisioni, insegnando e incoraggiando altre persone che scrivono. Ho usato la mia voce per dire quel che penso a favore degli scrittori della classe lavoratrice e della gente marginalizzata e ho scoperto durante i “Che si fottano Cinquanta” che amo veramente me stessa, senza scuse o codicilli. Ho smesso di cercare approvazione generalizzata, di preoccuparmi se vado bene o no e se quel che indosso, mangio, leggo o dico è giusto o no.

Tuttavia, ciò ho avuto un costo. Mi è stato detto che appaio assai controllata e intimidatoria, “feroce” è una parola usata spesso per descrivermi e io trovo il tutto sconcertante.

Ben lontano dall’essere solo un altro decennio, io penso che i 60 potrebbero essere un punto di svolta. Sì, salterò dalla mezza età alla vecchiaia, ma potrei anche saltare dai “Che si fottano Cinquanta” agli “Assapora Sessanta”. Rallenterò? Smorzerò i miei spigoli? Ho notato che sto già consolidando le amicizie importanti e staccandomi da quelle che sono diventate negative o “sottraenti”, che è l’unica parola a cui riesco a pensare per descriverle. Spero sempre di fare nuove amicizie e nei miei 60 potrebbe esserci più tempo per questo.

C’è, naturalmente, l’inevitabile treno espresso del tempo, che sfreccia via da te mentre invecchi. Mentre i 60 si avvicinano percepisco che il tempo si sta esaurendo o, quantomeno, sta diventando più prezioso – una frase fatta che più stereotipata non si può ma nondimeno vera. Avevo pensato che arrivare a 60 anni sarebbe stato solo un altro compleanno, ma mentre la data si avvicina capisco di essermi sbagliata. Ho la sensazione che qualcosa stia finendo e perciò, ovviamente, qualcosa sta per cominciare.

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(tratto da: “Translation and the Family of Things”, di Crystal Hana Kim, giovane scrittrice contemporanea, per Guernica, 2019, trad. Maria G. Di Rienzo.)

earth and sky di kathleen marver

Alle letture del mio primo romanzo, “If You Leave Me”, la gente mi ha spesso chiesto se i miei genitori erano orgogliosi di avere una scrittrice in famiglia. Ma io non ero l’unica scrittrice. Il mio posto è stato creato dalle donne che sono venute prima di me. Mia madre cominciò a scrivere poesie in coreano quando io mi stavo diplomando. Sono stata connessa al linguaggio da lei – e anche da sua madre.

Mia nonna è sempre stata una narratrice, ma era anche una donna che aveva vissuto la colonizzazione giapponese e la guerra di Corea e che non aveva mai ricevuto un’istruzione superiore. Pensava che nessuno a parte i suoi figli e i figli di costoro avrebbe desiderato ascoltare le sue storie.

Quando aveva 17 anni fu costretta ad accettare un matrimonio da una suocera che le aveva promesso un’istruzione, solo per rimangiarsi tutto al termine della cerimonia. Alla morte del primo marito rimase con un bimbo e senza un soldo. Quando implorò la sua stessa madre di tenerle il bambino così che potesse frequentare un corso per parrucchiere, fu respinta.

Questi aneddoti hanno riempito la mia infanzia. Non mi sono mai scocciata con lei nel modo in cui mi scocciavo con i miei genitori. Forse era perché siamo separate da una generazione o forse, dato che lei parla solo coreano, ho accettato il fardello della traduzione. E poi, nel maggio del 2019, la mia nonna 84enne ha pubblicato le sue prime poesie in Corea.

Due anni prima, la mia nonna si era iscritta a corsi per cittadini anziani a Hoengseong, dove vive. Si è unita a un coro, a un gruppo di suonatori d’armonica e a una classe in cui si insegna poesia. Ha cominciato a scrivere i suoi versi nel centro comunitario locale. L’insegnante, impressionata dalla qualità del suo lavoro, ha inviato le poesie a un giornale letterario. Tre sono state scelte per la pubblicazione, sorprendendo noi tutti. “Nel crepuscolo della mia vita, ho ricevuto un regalo meraviglioso.”, mi disse mia nonna.

Mia zia mi spedì la rivista letteraria non appena uscì. Ho accarezzato la copertina color verde sbiadito e poi ho trovato le poesie di mia nonna all’interno. Le ho lette una volta, due, tre. Non capivo. Quando mia nonna ed io parlavamo, stavamo sullo stesso terreno: salute, cibo, il nostro affetto reciproco, i suoi malanni. Mi ha raccontato ripetutamente le stesse storie piene di pathos. Ma le poesie erano imagiste (1), liriche e piene di metafore. Rivelavano un intelletto e un’immaginazione che non avevo mai considerato. Mi sentivo imbarazzata dalla mia stessa miopia.

Copiai le poesie della nonna in un documento Word e restai a fissare le parole. Avrei tradotto quei versi, sino a che avessi capito. Volevo che il linguaggio mi collegasse alla mia famiglia, anziché agire come una barriera. Volevo comprendere pienamente quanto poco sapevo, con che superficialità avevo immaginato le menti di mia madre e di mia nonna.

Più tentavo di tradurre le poesie, più diventavo intimidita. Volevo essere precisa e rigorosa, ma inerente alla traduzione è l’interpretazione, l’agire proprio del traduttore. Mi preoccupavo. Dovevo aderire alle parole o ai ritmi, ai suoni o ai significati? La poesia doveva risultare facile nella lingua della traduzione, o doveva conservare alcune delle indicazioni sintattiche dell’originale? (…)

Sorprendentemente, mentre lavoravo da sola alle strofe nei giorni seguenti, scoprii che mi piacevano di più quando le parole non si concatenavano chiaramente l’una con l’altra. Lo spazio sfocato tra le lingue dava la sensazione di un’apertura. Alla fine, tradussi i versi di mia nonna come:

Porta un passo al successivo, dalla Terra al Cielo,

intreccia la scala vermiglia di luce dell’autunno,

così che noi si possa testimoniare per sempre.

Vermiglia. Testimoniare. Ho fatto queste scelte basandomi sul suono, il ritmo e il tono. Ma ho anche considerato quel che sapevo di mia nonna. Lei parlava della morte ossessivamente. Ma cos’altro potrebbe riempire i tuoi pensieri se tu avessi attraversato la fame, la colonizzazione, la guerra, la povertà? Questo è il suo modo di esercitare controllo su ciò che è incontrollabile. Ma quando parla a me del morire lo fa in termini semplici: che tipo di ritratto funebre vuole, come dev’essere vestita nella bara, io che dovrei avere figli perché lei morirà presto. Pratica, utilitarista. Ma nella poesia la sua ossessione si trasforma. C’è un certo splendore nel considerare il passaggio della morte come una scala di luce vermiglia.

(1) da Imagismo, corrente letteraria dell’inizio del Novecento con centro a Londra e diffusione in Irlanda e Usa, dichiarava la necessità di immediatezza e concisione nel linguaggio poetico. Inusuale per l’epoca, le maggiori figure imagiste erano donne.

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earth embrace

“Quando ero giovane ero solita dire a mia nonna: “Tutto quel che voglio è una casa, un posto.”

Lei rispondeva: “Di cosa stai parlando? Non appena i tuoi piedi toccano la terra, da essi crescono radici. Tu sei a casa. Questo suolo è la nostra casa. Sei sempre stata a casa.”

Trovare quella connessione è l’intera chiave di quel che stiamo facendo, riportare tale connessione alla Terra, all’acqua, di modo che le persone smettano di abusare di entrambe.

Abbiate cura di voi stessi. Non aspettate che qualcuno venga a salvarvi, perché non accadrà. Dobbiamo sollevarci e salvarci da soli.” – LaDonna Brave Bull Allard, Standing Rock Sioux, settembre 2019 (trad. Maria G. Di Rienzo).

Su di lei e non solo:

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/11/02/ascoltate-lacqua/

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“Daniele Martinelli (ex responsabile comunicazione per il Movimento 5 stelle alla Camera dei Deputati…), non ci siamo. Ti avevo dato un tema libero sperando che tu lo svolgessi abbastanza bene da rimediare una sufficienza ed essere promosso, anche se per il rotto della cuffia.

Guarda qua quel che hai scritto il 9 novembre 2019, in calce all’immagine dell’On. Liliana Segre:

Che buffonata esibire la scorta personale in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, il salotto della città.

Danielino, i due uomini della scorta sono in borghese, quindi non riconoscibili e non “esibiti”.

Inoltre: a) come scorta, non possono stare a venti metri di distanza dalla persona che devono proteggere; b) per percorrere la citata Galleria milanese non è obbligatorio esibire il 740 o avere un titolo nobiliare: infatti, ci passa chiunque.

Tutto questo presunto odio per la vecchina Liliana Segre, mi dà tanto di pantomima.

Primo, l’odio non è “presunto”, è documentato al punto tale che Liliana Segre ha appunto una scorta e non gliel’hanno data ne’ il Parlamento ne’ tuo zio, ma il Prefetto.

Secondo, si dice “mi sa tanto di…”, oppure bisogna riformulare la frase attorno all’espressione “se tanto mi dà tanto”. Errore da matita rossa.

Terzo, “vecchina” (nonostante la tua età) sembra essere la tua materia cerebrale e certamente lo è la tua attitudine superficiale e complottista.

Gli ebrei sono stati i creatori delle banche e gl’inventori dell’usura.

Balle, Danielino. Se la pratica di prestare denaro dietro interesse può essere fatta risalire ai Babilonesi, il concetto moderno di banca è nato nelle città italiane del Rinascimento e l’istituto del genere più antico è il Monte dei Paschi di Siena. O mi vuoi dire, ad esempio, che Giovanni “di Bicci” de’ Medici (Firenze, 1360 – 1429), fondatore del Banco Medici, era ebreo?

“Gl’inventori” come italiano fa proprio pena, anche se turandosi il naso l’Accademia della Crusca lo accetta. Errore da matita blu, più di forma che di sostanza.

Riconoscere i propri lati opachi, come quando si ammette un errore, può contribuire a migliorarne l’immagine. Soprattutto agli occhi della povertà mostruosa che popola il mondo.

Figliolo, il soggetto della prima frase qual è e dov’è? Chi ha i “lati opachi” e “migliorarne” a chi si riferisce? Di nuovo un errore da matita rossa.

La seconda frase ha come soggetto “la povertà”: che essendo la condizione di chi è povero non può avere occhi. E qui devo usare ambo i lati della matita, perché è un errore sia di forma sia di sostanza.

Capisci bene che non ti posso promuovere, vero? Tu hai dormito o giocato a battaglia navale non solo durante le lezioni di italiano, ma anche durante quelle di educazione civica. E se a casa hanno cercato di insegnarti la normale educazione, quella che prevede il rispetto per gli altri, tu hai dormito pure là.

Come dite acidi voi teorici dei complotti… svegliati, tesoro!

La tua maestra delle elementari.”

Maria G. Di Rienzo

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Fratello Crozza, dubito che leggerai mai questo mio testo ma chissà, potrebbe accadere. Pensa che anni fa Luciana Littizzetto ha usato un mio articolo sia per lo show televisivo sia per un corsivo su un quotidiano: una sua amica mi scrisse al proposito e io naturalmente dissi che per me era ok. Un po’ meno ok è stato poi leggere i commenti sotto i due prodotti che ululavano “Grande Luciana, ha scovato anche questa storia, è bravissima, attentissima, divertentissima ecc.”, ma avendo scritto tesi di laurea con cui poi altri hanno ottenuto il relativo diploma ci sono abituata.

Lasciami dire che trovo impagabile il tuo lavoro (e quello dei tuoi colleghi, autori e attori). E’ intelligente in un’epoca, la nostra, in cui l’intelligenza sembra essere divenuta un peccato capitale. E’ coraggioso, diretto ed efficace. E’ pensare ridendo e ridere pensando: per quel che riguarda la mia visione del comico è il massimo e il miglior risultato.

Quel che non posso accettare, invece, e che sembra farsi largo sempre di più nei tuoi testi, è lo svergognamento corporeo – soprattutto delle donne, che ne fanno esperienza concreta da quando vanno all’asilo a quando all’asilo (per anziani) ci tornano. Nel mezzo ci sono vite composte da un susseguirsi di aggressioni verbali e fisiche, persino autoinflitte quando lo svergognamento è interiorizzato, e definirle vite infami non è un’esagerazione. Alcune di noi, infatti, soprattutto quando siamo molto giovani e vulnerabili, decidono di concluderle prematuramente (ricordi Beatrice Inguì?).

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/06/senza-tregua/

E’ chiaro che la satira enfatizza posture, gesti, tic, toni di voce, espressioni ecc. sino a renderle grottesche. E’ ovvio che dalla bocca dei tuoi personaggi escano frasi denigratorie, misogine, squallide sulle donne, rispondano o no queste ultime ai modelli in voga: dopotutto, è quel che fanno le persone da te interpretate nella realtà, punendo simbolicamente le donne con l’oggettivazione che siano “belle” o “brutte”, giovani o vecchie, magre (Lilli Gruber da scortecciare) o grasse (gli 800.000 euro da dare alla ministra Bellanova per un giorno di spesa alimentare…).

E qui arrivo al punto. Quel che hai fatto con l’immagine di Teresa Bellanova – è qui sotto – non è satira.

bellanova

Ho, come te, un profondo rispetto per la storia personale e politica di questa donna. Sempre come te, tale rispetto non mi impedisce di dire che giudico sbagliate alcune sue scelte, tanto più che esse mi riguardano come cittadina italiana. La differenza è che tu userai un registro comico per esprimere ciò. Ma sbattere la sua foto di fronte al pubblico e poi stare in silenzio con un broncetto molto eloquente e invitare (falsamente) i presenti a “non ridere” – anzi, “possono ridere solo le donne”, gli uomini devono imitare la tua faccia allibita – non è satira, è disprezzo insultante per il corpo di una donna di 61 anni (uno in più di te e me, che siamo coetanei, mentre la ministra è coetanea di tua moglie) che ha condotto un’esistenza un po’ diversa da quella di Sharon Stone (sempre 1958).

Teresa Bellanova in piedi nel suo vestito blu a me non fa ridere. Personalmente morirò in bragazze e maglione e non riuscirei ad indossare un abito del genere, ma lei sembra raggiante e a suo agio e assolutamente non buffa. E’ grossa? Ha tutto il diritto di esserlo. Non ha l’obbligo di piacere ne’ a te ne’ a me. Non ha l’obbligo di essere sessualmente appetibile per il primo str… che passa e guarda.

Inoltre, Fratello Crozza, cosa sapete tu e gli autori che con te lavorano delle persone grasse? Prendere per buono quel che dice Panzironi non è un’opzione seria, come sai. E allora, per favore, smettete di suggerire che si ingozzino dalla mattina alla sera, che siano pigre e imbecilli, che se volessero potrebbero essere appunto Panzironi o Sharon Stone. Informatevi. Scientificamente è impossibile stabilire cosa sia un corpo “normale” (troppi fattori in gioco, dall’eredità genetica all’ambiente di riferimento) e quel che socialmente si giudica “bello” è – specificatamente per le donne – un mero costrutto culturale.

Moltissime persone larghe sono in salute, attive e sportive, tutte hanno sogni e talenti, e potrebbero persino essere felici se non venisse sbattuto loro in faccia 24 ore su 24 che vi fanno schifo. Di nuovo per favore, prima di andare in scena con gag del genere pensaci su. Pensa che la prossima Beatrice potrebbe essere davanti allo schermo in quel momento e che quel momento potrebbe per lei essere l’ultimo.

Maria G. Di Rienzo

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workers

Comunque sarà gestita la crisi politica italiana in atto, al voto dovremo andare in un prossimo futuro. Gli scenari consueti della propaganda elettorale sono comunque già installati e funzionanti: dall’aspirante padre-padrone che chiede pieni poteri per rimetterci tutti a posto a bastonate, al nonno un po’ scentrato che gli ha retto le falde della felpa sino a ieri e oggi si propone quale salvatore dell’Italia dalla deriva e dalla rovina.

Consuete anche le proposte/risposte “alternative” sino ad ora disponibili: federalismo regionale, gestione dell’immigrazione, sviluppo del mezzogiorno, investimenti per la formazione dei ceti imprenditoriali… non devo continuare, vero? E’ sempre la stessa indigeribile minestra, a cambiare sono unicamente i nomi dei cuochi. E, sempre come al solito, se si cerca di attirare l’elettorato con le parole d’ordine dell’avversario politico – solo infiocchettate di (sedicenti) moderazione e buonsenso – si perde. Si perde anche ricorrendo gli avversari in termini di “immagine”, mostrando dell’Italia una versione virtuale in cui sfilano personaggi da première e matinée che se sono donne parlano di trucco e tacchi e se sono uomini commentano la Formula 1. Se la situazione sono in grado di leggerla io, non dovrebbe essere difficile farlo per chi in tali analisi e disamine si dichiara specialista. Per favore, Sinistra e Centro-sinistra o quant’altro si collochi all’opposizione, lo chiedo da elettrice e non solo in mio nome: BASTA.

Date spazio alla gente comune. Date riconoscimento alla classe lavoratrice. Date solidarietà concreta alla lotta contro la violenza di genere. Date sostegno alle competenze, alle capacità, alla passione e alla tensione ideale verso un sogno differente. Non ci importa come sono fatte le persone che ci parlano, ne’ quel che indossano, ne’ dove vanno in vacanza, ne’ se piacciono ai dietologi: ci importa ciò che dicono, ciò che sanno e ciò di cui fanno esperienza.

ladies

E’ per noi fondamentale poterci riconoscere e rispecchiare in loro, persone che ci somigliano, che usano i nostri stessi mezzi pubblici, che vanno al lavoro nei nostri stessi luoghi o ricevono la pensione dagli stessi enti, che hanno le nostre stesse difficoltà con la sanità pubblica e la scuola e il welfare e la casa e il futuro in genere: è questo che riduce la distanza fra cittadini e politica, non la manfrina sulle autonomie regionali ne’ l’ennesima manifestazione di servilismo nei confronti degli abbienti. Guardate i volti che appaiono nelle immagini con cui ho illustrato questo pezzo. Sono quelli che vogliamo vedere. Sono i nostri.

Abbiamo bisogno del vostro coraggio. Abbiamo bisogno di vedervi balzar fuori da questo insensato balletto di slogan e rappresentazioni tanto virtuali quanto obsolete. Alcuni/e di voi lo vivranno come un salto mortale, lo capisco: ma vi assicuro che ad attendervi dall’altra parte c’è la rete di sicurezza delle nostre braccia intrecciate.

Maria G. Di Rienzo

lab worker

Non è facile vivere di sogni

Ma maggiori sono le difficoltà, migliore è il risultato

Love of the Common People, versione degli Stiff Little Fingers:

https://www.youtube.com/watch?v=zA9q7QF45pM

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nonna e juliet

Juliet Acom (in immagine a destra, con la nonna), ugandese, è la fondatrice e presidente di R.E.S.T.O.R.E, un centro che risponde alle emergenze create nelle comunità dall’anemia falciforme e fornisce assistenza alle persone che vivono con questa condizione e a chi si prende cura di loro.

Fra le proprie passioni cita i diritti umani, la risoluzione dei conflitti, la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente, l’istruzione: sono istanze, spiega, di cui discuteva con sua nonna da bambina. L’istruzione informale, sostiene Juliet, è vera e propria ricchezza: “Le lezioni che la mia nonna analfabeta mi ha impartito mi hanno permesso di dar forza alle donne e alle comunità e di contribuire agli obiettivi internazionali di sviluppo.”

Ecco alcuni esempi di “nonnesca” saggezza che anche noi potremmo trovare utili:

– Conservazione dell’ambiente: Quando mangi un frutto da un albero che cresce abbastanza grande da fare ombra, porta il seme con te. Quando giungi in un posto privo di alberi simili, mettilo nella terra così che persone e animali possano avere gli stessi frutti e la stessa ombra. (Ancora oggi Juliet viaggia con le tasche piene di semi.)

– Cibo per tutti: Non andare mai a letto sazia mentre i tuoi vicini di casa stanno morendo di fame. Se sono troppo orgogliosi per accettare la carità, proponi loro di coltivare il tuo giardino in cambio di cibo o denaro. E mentre lavorano la tua terra, unisciti a loro.

– Acqua e igiene: Non scaricare immondizia e non urinare nei pressi di una fonte d’acqua. Se trovi immondizia accanto alla sorgente non vergognarti di raccoglierla e di portarla altrove. E quando vieni a sapere di attività comunitarie per pulire il villaggio, sii la prima ad arrivare al punto di ritrovo.

– Risoluzione dei conflitti: Non prendere mai le parti di qualcuno che è chiaramente in torto – le lacrime degli oppressi sono la ragione per cui molte persone un tempo agiate hanno avuto una fine straziante. (Secondo la nonna, ottimista, i farabutti la pagano sempre: o devono rispondere della loro corruzione o si beccano ogni sorta di terribili disgrazie.)

– Sviluppo comunitario: Non sei stata benedetta con la conoscenza, l’abilità o le risorse per tenere tutto questo in magazzino. L’altruista condivide queste benedizioni con coloro che sono meno fortunati. Se condividi, il tuo cuore sarà sempre disposto alla felicità.

– Potenziamento economico femminile: Buon cibo, begli abiti, gioielli, un marito ricco? Ok, tutto questo può andar bene per una donna, ma per farcela nella vita, una donna deve leggere libri, imparare un mestiere, risparmiare soldi e unirsi a gruppi di risparmiatori e, soprattutto, ascoltare sua nonna!

Maria G. Di Rienzo

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