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Posts Tagged ‘alberi’

I libri nuovi sono stati letti. Ne rileggiamo qualcuno di vecchio, ce ne sono talmente tanti in casa nostra che da questo punto di vista potremmo affrontare una quarantena lunga anni, anche se naturalmente non ce la stiamo augurando. Usciamo il meno possibile, dividendoci i compiti. Ci laviamo mani e faccia e mangiamo la focaccia (citazione di una canzonetta dello Zecchino d’Oro).

L’uomo di casa lavorerà ancora tutta questa settimana, poi ne avrà una di ferie “forzate”, poi si vedrà (si vedrà anche se gli danno i soldi che avanza da mesi…).

Cerchiamo film / serie tv da vedere insieme: il che significa, ad esempio, gialli no (in genere piacciono poco a lui) e anime giapponesi no (in genere piacciono poco a me). Il maggior flop, fino a questo momento, è stato il film che raccontava la storia del più famoso gruppo punk finlandese, “Apulanta” – “Fertilizzante”: girato con lento taglio documentaristico e oberato da scene mute superflue ci ha elettrizzati come una coca-cola svaporata.

Ogni mattina ci scambiamo il bollettino di guerra poco dopo il “buongiorno”. Cos’ha letto lui sul virus, cos’ho letto io. Ogni sera lo aggiorniamo: cos’è successo in fabbrica, per strada, a conoscenti e sconosciuti. Lui fa parte della fascia a rischio percentuale di decesso 2 virgola qualcosa, io di quella all’8 sempre virgola qualcosa. Di qualcosa, appunto, si dovrà pur morire ma non sembriamo particolarmente predestinati in questo preciso momento.

Cerchiamo cose positive e ce le indichiamo reciprocamente: l’acqua pulita dei canali di Venezia, l’inquinamento atmosferico che cala, la primavera che sta arrivando comunque, le cose che vorremmo fare quando tutto questo finirà.

Ieri per andare in farmacia avevo cappuccio tirato, occhialoni, la sciarpa sulla bocca a mo’ di mascherina – so che non serve a un piffero, ma l’attrezzo giusto è introvabile – e i guanti di plastica. Se mi fossi vista così due mesi fa avrei avuto una crisi di ilarità e mi sarei presa per i fondelli per i due mesi successivi.

Dentro, le farmaciste sembravano il personale di una stazione spaziale infestata da Biechi Alieni Moccolosi. (1) Piedistalli improvvisati offrivano disinfettante e fazzolettini di carta. Un cartello urlava “Non abbiamo mascherine”.

Sulla strada, un trio di giovani gladiatori sfidava pandemia e quarantena cazzeggiando e una mamma giuliva passava con carrozzino multi-accessoriato, anche di bambino, e nessuna protezione. Io mi sono detta: “Lo vedi che qualcuno più sfigato di te c’è sempre?”.

Comunque, mentre tornavo a casa, gli alberelli lungo il marciapiede mi hanno fatto una doccia di petali rosa. E io ho accettato l’omaggio come una regina, ringraziando con un misurato cenno del capo. Lo so che gli alberi sono svelti a perdonare gli umani. Non ce li meritiamo.

disegno di alicia michelle

Maria G. Di Rienzo

(1) slang per “con il moccio al naso”.

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nonna e juliet

Juliet Acom (in immagine a destra, con la nonna), ugandese, è la fondatrice e presidente di R.E.S.T.O.R.E, un centro che risponde alle emergenze create nelle comunità dall’anemia falciforme e fornisce assistenza alle persone che vivono con questa condizione e a chi si prende cura di loro.

Fra le proprie passioni cita i diritti umani, la risoluzione dei conflitti, la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente, l’istruzione: sono istanze, spiega, di cui discuteva con sua nonna da bambina. L’istruzione informale, sostiene Juliet, è vera e propria ricchezza: “Le lezioni che la mia nonna analfabeta mi ha impartito mi hanno permesso di dar forza alle donne e alle comunità e di contribuire agli obiettivi internazionali di sviluppo.”

Ecco alcuni esempi di “nonnesca” saggezza che anche noi potremmo trovare utili:

– Conservazione dell’ambiente: Quando mangi un frutto da un albero che cresce abbastanza grande da fare ombra, porta il seme con te. Quando giungi in un posto privo di alberi simili, mettilo nella terra così che persone e animali possano avere gli stessi frutti e la stessa ombra. (Ancora oggi Juliet viaggia con le tasche piene di semi.)

– Cibo per tutti: Non andare mai a letto sazia mentre i tuoi vicini di casa stanno morendo di fame. Se sono troppo orgogliosi per accettare la carità, proponi loro di coltivare il tuo giardino in cambio di cibo o denaro. E mentre lavorano la tua terra, unisciti a loro.

– Acqua e igiene: Non scaricare immondizia e non urinare nei pressi di una fonte d’acqua. Se trovi immondizia accanto alla sorgente non vergognarti di raccoglierla e di portarla altrove. E quando vieni a sapere di attività comunitarie per pulire il villaggio, sii la prima ad arrivare al punto di ritrovo.

– Risoluzione dei conflitti: Non prendere mai le parti di qualcuno che è chiaramente in torto – le lacrime degli oppressi sono la ragione per cui molte persone un tempo agiate hanno avuto una fine straziante. (Secondo la nonna, ottimista, i farabutti la pagano sempre: o devono rispondere della loro corruzione o si beccano ogni sorta di terribili disgrazie.)

– Sviluppo comunitario: Non sei stata benedetta con la conoscenza, l’abilità o le risorse per tenere tutto questo in magazzino. L’altruista condivide queste benedizioni con coloro che sono meno fortunati. Se condividi, il tuo cuore sarà sempre disposto alla felicità.

– Potenziamento economico femminile: Buon cibo, begli abiti, gioielli, un marito ricco? Ok, tutto questo può andar bene per una donna, ma per farcela nella vita, una donna deve leggere libri, imparare un mestiere, risparmiare soldi e unirsi a gruppi di risparmiatori e, soprattutto, ascoltare sua nonna!

Maria G. Di Rienzo

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Cara Aquila

(“Un’aquila, un amore”, di Roxana Ștefan, poeta contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo. Questo testo, scritto il 23 febbraio 2017, è il n. 307 nella sfida che l’Autrice si è posta del comporre una poesia al giorno per un anno. “Numero fortunato.”, assicura Roxana, che di sé dice: “Amo la poesia, la storia, i libri, i film, il mio paese – la Romania. Ricostruisco l’Universo fra le molecole, disegno mondi ideali. E scrivo, anche.”)

albero-del-mondo

Nove.

Parole che amoreggiano

con antica sapienza, acqua pura,

la banca dati di Asgard, (1)

ricordi di esseri umani;

tutto attorno agli schiavi di quei vermi che sono i più oscuri.

Tu stai sopra a ogni cosa,

cara aquila.

Baciami più forte con la tua conoscenza,

brucia i ponti sulla tua via.

Io ruberò pozioni segrete,

gioventù, tutti i misteri degli dei,

poteri segreti, Yggdrasil. (2)

Io tornerò

per diventare un solo essere con te.

(1) La dimora degli dei nella mitologia nordica.

(2) Nella stessa mitologia è l’asse del mondo, l’albero cosmico. E’ più frequentemente scritto con due “l” finali.

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(“An Indonesian Village’s First Female Chief Ended Illegal Logging With Spies and Checkpoints”, di Carolyn Beeler per Public Radio International, 30 dicembre 2016, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Una strada maestra che attraversa il distretto di Sedahan Jaya nel Borneo occidentale è solo una striscia di terra marrone. Ma è meglio della pozza di fango in cui soleva mutarsi dopo intense piogge. “La strada era in condizioni così cattive quando i bambini andavano a scuola che tornavano a casa con le gambe coperte di fango. – dice Hamisah, una residente locale – Questo era davvero triste per me.”

hamisah-foto-di-carolyn-beeler

Hamisah (in immagine), 43enne, ha due figli maschi e vive in una delle piccole case annidate lungo tale strada. Dal suo cortile, si possono scorgere alcune delle colline del parco nazionale di circa 400 miglia quadrate Gunung Palung: è da là che venivano le inondazioni, a causare problemi maggiori delle gambe infangate. Molti dei circa 900 residenti del villaggio di Hamisah sono contadini e lavorano nelle risaie dal verde iridescente che si situano sotto il parco.

“C’erano sempre inondazioni quando i contadini stavano per mietere il riso, perciò perdevamo i nostri raccolti.”, dice Hamisah. Il problema, aggiunge, era peggiorato dal disboscamento illegale nel parco. “A causa del taglio illegale, alcune colline non hanno più molti alberi, perciò la terra non può assorbire l’acqua della pioggia. – spiega Hamisah – Perciò, ogni anno, c’erano grosse inondazioni.”

Ho parlato con Hamisah nella stanza d’ingresso della sua casetta di legno, dove lei aveva disteso uno spesso tappeto porpora perché ci sedessimo insieme. Discuteva enfaticamente e gesticolando, apparendo vivace e professionale pur nel soffocante caldo tropicale e anche se si alzava ogni pochi minuti per scacciare le galline dalla porta d’ingresso.

Hamisah non è mai andata alle superiori e la gente dice che era timida. Ma le inondazioni e i problemi che esse causavano alla usa comunità l’hanno spinta in avanti: “Ho pensato che per me era il momento di essere coraggiosa e di presentare la mia candidatura a capo del villaggio.”

Non c’era mai stato prima un capo di sesso femminile nella zona, ma Hamisah si era costruita del sostegno. Aveva conosciuto un bel po’ di persone tramite il suo lavoro di assistente sanitaria, lavorando in una clinica locale alla cura delle persone con tubercolosi.

“Forse perché sono una donna, una madre, molta gente veniva da me se aveva problemi. – dice Hamisah – Io ascoltavo e tentavo di suggerire soluzioni. Così, dopo un po’, alcuni hanno cominciato a dirmi che avrei dovuto presentare la mia candidatura.” Lei lo fece, nel 2013, e vinse diventando la leader di Sidorejo nel distretto di Sedahan Jaya.

Hamisah si mise subito al lavoro per fermare la deforestazione illegale e cominciò dalle donne del villaggio. All’epoca, fra i disboscatori illegali, ce n’era solo uno che effettivamente viveva nel villaggio e lei parlò alla moglie di costui dei pericoli che correva: e se si fosse tagliato con la sega, chiese, e se un albero gli fosse caduto addosso? “Feci in modo che sua moglie gli parlasse di questo e lo incitasse a smettere.” Funzionò. L’uomo appese la sega al chiodo e trovò lavoro nell’edilizia.

“Negli altri casi, chiesi alle donne che futuro volevano per i loro bambini, per le foreste e per alcuni tipi di flora e fauna di cui avevano cura. – prosegue Hamisah – Questa è la mia strategia: dire alle donne perché dobbiamo proteggere il villaggio.”

Tuttavia, quelli che tagliavano gli alberi nelle foreste che circondano il villaggio venivano in effetti da fuori di esso. Ma poiché Hamisah aveva i residenti locali dalla propria parte, ne reclutò alcuni affinché fermassero i disboscatori che attraversavano il villaggio per raggiungere le foreste. Hamisah chiama le/i suoi aiutanti “spie”. Una è una negoziante di nome Selamat, che lavora in un chiosco distante pochi minuti di strada dalla casa di Hamisah: “Mi chiese di prestare attenzione a chi guidava mezzi portando una sega. Io dissi di sì, perché volevo essere d’aiuto.” Quando Selamat individuava un disboscatore, doveva chiamare la “spia” successiva lungo la strada, un uomo di nome Ridwan, che avrebbe fermato l’automobile e tentato di convincere il guidatore a tornare indietro.”

Ridwan ha raccontato uno dei blocchi che ha effettuato nell’agosto 2014: “Il tipo era molto arrabbiato, mi disse che non avrebbe venduto il legno e che voleva solo costruire una casa. Ha tirato fuori ogni tipo di argomenti ma alla fine se n’è andato.”

La rete creata da Hamisah ha fermato cinque disboscatori illegali nel suo primo anno e mezzo da capo del villaggio. Ridwan dice che attorno al villaggio nessuno tenta più di tagliare alberi e attribuisce in larga parte il fatto alla guida di Hamisah: “Lei non è come un uomo che si arrabbia subito, lei ha più disciplina. E’ diretta e dura, ma è il tipo di leader che riesce a far cooperare chiunque con lei e a seguirla.”

Il villaggio ha ottenuto anche cure sanitarie meno costose nella clinica dove Hamisah lavora perché ha fermato il disboscamento illegale. La clinica infatti incentiva la conservazione delle foreste offrendo sconti agli abitanti dei villaggi che lo hanno impedito o diminuito.

Il villaggio di Hamisah è un piccolo luogo. Solo sei disboscatori sono stati fermati sino ad ora. Nel frattempo, le foreste indonesiane vengono ancora perdute su larga scala e molta di questa perdita avviene in modo legale. Tutta questa deforestazione ha reso il paese uno dei primi emissori di gas a effetto serra del mondo.

Hamisah sa questo, ma attesta di essere felice per quel che è riuscita ad ottenere: “E non solo io sono felice. Tutte le donne qui intorno si sentono vincitrici perché abbiamo fermato i disboscatori.”

Hamisah dice che la sua esperienza è la prova che se lei può fare la differenza nella sua comunità, chiunque altro può. E che tante piccole differenze possono sommarsi sino a diventare qualcosa di grande.

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(“All Together, We Can Create Miracles” di Martha Llano per World Pulse, 20 dicembre 2016, trad. Maria G. Di Rienzo. Martha è, nelle sue stesse parole, una narratrice – l’originale cuentista suona e spiega meglio, ma ahimè non ho trovato una traduzione migliore – fotografa, sognatrice, poeta e innamorata degli alberi. E’ anche una straordinaria e resistente attivista ambientalista. Martha è nata e vive in Colombia.)

martha

Se preservare le nostre specie viventi è una sfida, proteggere i nostri alberi è una sfida ancora più grande. Una terra protetta sembra un’utopia. La mia visione del proteggere gli alberi sostenendo nel contempo le nostre specie viventi è stata considerata una sorta di follia.

Ma io non sono una pazza.

Io credo che noi abbiamo bisogno degli alberi quanto abbiamo bisogno di acqua, aria e terra. Sapendo questo nel profondo del cuore, ho deciso più di vent’anni fa di proteggere la terra, di proteggere gli alberi, di proteggere l’aria, di proteggere l’acqua. Queste sono le risorse di cui abbiamo bisogno per proteggere tutte le specie viventi. Conservare il nostro pianeta mentre avanziamo richiede un delicato equilibrio.

Nei due decenni passati ho lavorato per proteggere la terra attorno a una città in espansione. Dove io posso vedere aria pura, altri vedono solo fumo. Dove io posso vedere acqua pura, altri vedono piscine. Dove io vedo alberi, altri vedono edifici. Quando cammino io vedo uccelli, mammiferi e farfalle: i fautori dello “sviluppo” vedono solo spazio per più edifici.

Ci sono molti che stanno tentando di arrivare a questi straordinari territori per conquistarli con lo scopo di aver più soldi nei loro conti bancari. Per molti anni, ho tentato di istruire le persone che vivono in città sul fatto che il miglior conto bancario è lasciare la natura intatta. In natura noi scopriamo la capacità di essere flessibili e recuperare come il principio più importante: può insegnarci tutto il resto.

Il mio progetto, che io chiamo “Resiliencias”, è lo sforzo di collegare le aree preservate private del mio paese. Nel mio sforzo ho incontrato moltissime difficoltà, ma almeno altrettanti miracoli. Sì, miracoli. I miracoli accadono ogni volta in cui fronteggio un ostacolo nel connettere terra, donne e alberi. Questi miracoli sono possibili solo quando noi crediamo profondamente in noi stesse e in ciò che i nostri corpi ci dicono.

Quando sono stata scelta come “guida influente” da World Pulse, il mio problema principale era dovermi concentrare su un solo soggetto. Vivere in Colombia, un paese in guerra, significa che non ti è concesso fare una cosa alla volta. Dobbiamo pensare velocemente e creare differenti e complesse strategie. E’ normale avere approcci multipli allo stesso problema, solo per precauzione.

Ma le cose stanno cambiando nel mio paese. Nella sezione centrale delle Ande, a 2.600 metri sul livello del mare, la vita sembra diversa ora. E’ un habitat più pacifico e mi ha dato la forza, il tempo e l’energia per cominciare a parlare alle donne di argomenti di cui non avevo mai parlato loro in precedenza. La sopravvivenza veniva sempre prima: cibo, rifugio, salute. Ora, stiamo facendo lavoro di conservazione e abbiamo creato una prima rete tramite WhatsApp per condividere idee su come preservare le nostre specie viventi, alcuni semi, alcuni alberi. Questa rete sarà connessa a una più vasta, prima in Colombia, poi nel resto del mondo.

Dobbiamo essere tutte collegate per poterci aiutare reciprocamente. Possiamo trovare soluzioni. Possiamo condividere esperienze. Possiamo educare la società civile sull’importanza degli alberi e della preservazione delle terre per la nostra stessa sopravvivenza.

L’altra mia difficoltà è stata il tempo. Ho avuto solo un breve periodo per raccogliere informazioni per un nuovo sito web e per disegnarlo. Sono stata in grado di comprare il dominio solo pochi giorni fa e presto riempirò il sito con tutte le informazioni necessarie a proteggere suolo e alberi e a collegare la gente “verde” ai verdi alberi in tutto il pianeta. Tutto questo in un unico spazio.

Insieme, se abbiamo le informazioni giuste e le connessioni adeguate, e se crediamo in noi stesse, noi possiamo creare miracoli.

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L’Albero della Vita

(“Tree of Life Blessing”, testo e dipinto di Shiloh Sophia McCloud, 3 gennaio 2017. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

“Benedizione dell’Albero della Vita”

tree of life2 di shiloh sophia.jpg

Possa tu scegliere azioni oltraggiose che sfidano chi sei

e incoraggiano chi stai diventando.

Possa tu fare un passo, per quanto piccolo,

verso ciò che hai sempre desiderato. Ora è il “momento giusto”.

Possa tu riconoscere il peculiare e potente contributo

che porti alle persone di cui tocchi le vite.

Possa tu essere splendida come davvero sei,

e fare cose perché vuoi farle, non perché dovresti.

Possa tu celebrare la tua creatività e sapere di essere un’artista

con una visione unica, che nessun altro ha.

Possa tu trovare pace e scopo e opportunità

nel mezzo del caos mentre rimani consapevole dell’irrequietudine del mondo.

Possa tu tendere verso lo Spirito con una brama che ti mantenga desta

ai miracoli accessibili tutt’intorno a te.

Possa la tua fede muovere ogni montagna che ti sia d’ostacolo

e portare a te grandi maestre che risveglino la tua comprensione.

Possa tu gettar via vergogna, colpa e auto-abbandono

e rimpiazzare ciò con qualità come libertà, integrità e auto-nutrimento.

Possa tu offrire i doni e le benedizioni della tua anima alle creature del mondo

quando il tempo è per te maturo per rilasciare gli uni e le altre.

Possa tu amare ed essere amata in modo appassionato e profondo

da qualcuno che ti vede per chi sei realmente.

Possa il tuo corpo parlarti e insegnarti

come aver cura del tempio che alloggia il tuo spirito brillante.

Possa tu camminare gentilmente sulla Terra e onorare

il tuo focolare e la tua famiglia con le tue azioni e il tuo riposo.

Possa tu trovare e godere il frutto dell’abbondanza

così che il sentiero della tua vita sia fortificato e ampliato.

Possa tu abbracciare l’Albero della Vita ed essere istruita

dalla saggezza che lei (1) conferisce a coloro che seguono la sua via.

Possa l’Amore essere al centro di tutte le tue scelte e possa tu, con me,

mandare questa benedizione a tutti gli esseri viventi.

Amen.

Perché lei è un albero della vita per coloro che la abbracciano. Proverbi.

(1) Ndt. L’Autrice parla dell’albero al femminile.

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La comunità Ekuri, in Nigeria, amministra 336 chilometri quadrati di foresta comunitaria adiacente al Parco Nazionale di Cross River. Questo assetto ha avuto inizio negli anni ’80, quando i villaggi Ekuri si unirono per opporsi alla proposta di disboscamento commerciale della foresta stessa. Il progetto includeva la costruzione di una strada che avrebbe collegato i villaggi ai mercati locali: ma gli Ekuri decisero per un’amministrazione della foresta ecosostenibile e comunitaria, generando reddito, materiali di sussistenza e cibo senza tagliare un solo albero. I guadagni prodotti in questo modo finanziarono comunque la strada di cui la comunità aveva bisogno per raggiungere i mercati, resero possibile la costruzione di due scuole, di una clinica sanitaria e di un centro civico ove gli Ekuri si radunano per prendere decisioni su quella che è l’ultima foresta pluviale ancora esistente in Nigeria. Attualmente, la comunità si trova di fronte a una nuova minaccia: la costruzione di una superstrada che distruggerebbe gran parte del lavoro fatto sino ad ora.

Una delle organizzatrici chiave della resistenza, da più di vent’anni, è Caroline Olory (in immagine qui sotto):

caroline

“Quando vennero a dirci “disboscheremo, ma vi faremo la strada, vi daremo acqua eccetera”, noi abbiamo riflettuto: se maneggiamo la foresta in modo ecosostenibile, essa diverrà la nostra economia. Abbiamo capito che se lavoriamo insieme per mantenere le nostre risorse possiamo farcela e le strade le abbiamo create da soli: se le percorrete, vedrete ponti costruiti dalle persone che abitano in quella zona e che hanno raccolto personalmente materiali naturali. Perciò è con la creatività e la generosità dei membri della comunità che amministriamo la foresta.

La cosa più importante in queste situazioni è trovare il modo di coinvolgere tutti, di modo che l’idea sia replicata anche altrove. Quando non coinvolgi tutti, entra il sospetto. Ogni persona deve sentirsi in posizione decisionale e condividere i benefici. In questo modo, è sostenibile. La chiave è l’essere insieme in modo trasparente. Controlli e bilanciamenti sono stati messi in opera da quella che oggi si chiama “Iniziativa Ekuri”.

La nuova proposta della superstrada ha portato ben 187 comunità a lottare contro il governo, perché non intendono farla passare nelle loro aree. Stanno dicendo: “No, non vogliamo la superstrada perché distruggere un’intera foresta non si chiama sviluppo.” Le comunità sanno ormai bene che conservare la foresta va a loro guadagno. Volete fare una nuova splendida superstrada? Non è in bilanciamento con la conservazione della foresta e non la vogliamo. Se volete fare una strada, facciamola in modo che sia amica dell’ambiente.” Maria G. Di Rienzo

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Il 26 marzo 1974 Gaura Devi guida un gruppo di 27 donne del villaggio di Reni decise a opporsi all’abbattimento degli alberi nella loro zona. Decideranno di abbracciare gli alberi per proteggerli, dando inizio al Movimento Chipko in India.

Chipko 2004

(Le superstiti del gruppo nel 2004, trentesimo anniversario della loro azione)

In India c’è un’antica storia che parla di una fanciulla, Amrita Devi, la quale protesse in questo modo il bosco che circondava il suo villaggio, convincendo molte altre persone ad abbracciare gli alberi affinché gli uomini del Maharajah locale non li tagliassero per costruire la sua nuova fortezza.

Amrita Devi

Dalle mie parti (Treviso) ne hanno di recente abbattuti un po’ per ragioni… estetiche. Aceri e abeti rossi non vanno più di moda, sapete. Forse erano troppo vecchi, troppo grossi, senza trucco e spettinati. Scanzi probabilmente giurerebbe che le radici “spanciavano”. Maria G. Di Rienzo

un abbraccio anche da me

(Persino i gatti sanno far meglio)

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Ci troveranno

(“Love in the Time of Climate Change” – “L’amore ai tempi del cambiamento climatico”, di Jocelyn Macdonald, settembre 2015. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

jocelyn

Abbiamo fatto tutte le cose giuste. Tu hai smesso di mangiare carne. Io sono andata in bicicletta.

Qualsiasi cosa per poter rallentare l’innalzamento dei mari, la morte delle api, la corrente elettrica delle malattie che si propagano.

In questo modo i nostri corpi dovevano restare sincronizzati, il modo in cui le tue spalle anticipavano le mie anche, la tua gola, le mie costole,

come se questo avesse potuto rallentare il panico mondiale rispetto all’Oscurità in arrivo, l’eterno impantanarsi delle automobili, le innumerevoli periferie sotto stelle retrograde.

C’era questa sensazione dell’uscire nel traffico, prendersi dei rischi, guardare in faccia lo stato povertà-e-polizia e dire: se avessi saputo prima che era questo quel che intendevate con “tutti moriamo da soli” avrei fatto sommosse prima.

E sapendo che avevamo bisogno di guadagnare un po’ di tempo, di pagare l’affitto, di seguire di sbieco i nostri sogni, abbiamo preso dello spazio. Tu organizzavi, tu occupavi – io ho navigato lungo un fiume marrone, inquinato e tassato, mezza morta di fame, mezza pazza, Giovanni-battista-semedimela, e ovunque andassi piantavo un migliaio di alberi e predicavo:

la cattiva novella che il presente indicativo è tutto ciò che abbiamo, e la buona novella che ogni attimo rimasto è nostro.

Tre-gradi-e-mezzo più tardi, la Terra va avanti, il sole splende ancora, e un giorno, molto dopo le inondazioni delle città, i discendenti dei delfini ci troveranno stretti insieme,

come quelle coppie pompeiane a cui la cenere ha fatto da sarcofago, ci troveranno, mentre amoreggiamo avvinghiati, seppelliti nella nostra spazzatura come in una tomba.

delfini galassia

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(“The Expulsion”, di Katha Pollitt, trad. Maria G. Di Rienzo. Katha Pollitt, oltre ad essere poeta e saggista, è una giornalista famosa per la sua rubrica su “The Nation”.)

albero della conoscenza di susan kuse

(Eva e il Serpente leggono libri che pendono dall’Albero della Conoscenza. In primo piano “L’origine della specie” di Darwin.)

LA CACCIATA

Adamo era felice – ora aveva qualcuno da biasimare

per tutto; naufragi, Troia,

la faccia grigia allo specchio.

Eva era felice – ora lui avrebbe sempre avuto bisogno di lei.

Proseguiva con baldanza, facendo dondolare i suoi bei fianchi.

Il serpente ammirava il proprio rivestimento di smeraldo,

l’Angelo esplose in fiamme

(non li aveva mai approvati, e aveva ragione).

Persino Dio era segretamente compiaciuto:

Che la Storia abbia inizio!

Il cane non aveva rimpianti, mentre trotterellava al fianco di Adamo

sentendosi importante, contento di essersi liberato

del leone, del rospo, del basilisco, del topo dalle zampe bianche,

che erano pure felici e dimenticò i loro nomi immediatamente.

Solo l’Albero della Conoscenza si ergeva desolato,

le sue piccole aspre mele selvatiche

che luccicavano là in alto, in un crepuscolo di foglie nere:

com’era stato piacevole e quanto insperato

l’essere stato, per quanto brevemente,

al centro dell’attenzione.

mele selvatiche

(Mele selvatiche)

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