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Posts Tagged ‘8 marzo’

Quest’anno, fagocitate dall’emergenza virus, erano meno ma non potevano mancare: intendo le auliche esternazioni (commissionate dai media) di donne famose che parlando della “festa della donna” assicuravano di “non aver mai festeggiato l’8 marzo”, si chiedevano sconcertate “cosa ci sia da festeggiare” e proseguivano inanellando mediocrità sessiste e misogine e sputacchiando sul femminismo – la principale ragione, quest’ultima, per cui sono state ingaggiate. La fama ha i suoi costi, capite.

Ora, persino Mattarella in diretta televisiva ha dimostrato di sapere che l’8 marzo è la “Giornata internazionale della Donna” e perché sia stata costituita: monitorare i progressi del genere femminile sulla strada dell’eguaglianza. Quindi: 1. Non esiste un obbligo ai festeggiamenti a cui sottrarsi con piccato sdegno; 2. Se anche a qualcuna venisse voglia di festeggiare la cronaca glielo impedisce subito:

22 febbraio 2020 – Cesena, bullizzata perché “troppo grassa”. 13enne si getta dal balcone.

23 febbraio 2020 – Roma, violenze sulla moglie per oltre 9 anni. Arrivano gli agenti: «Vi ammazzo tutti», arrestato 29enne.

23 febbraio 2020 – Padova, una donna di 68 anni aggredita e palpeggiata lungo il Bassanello. Stava facendo una corsa sull’argine all’ora di pranzo.

24 febbraio 2020 – Rimini, tre commesse denunciano il capo per molestie sessuali. Una di loro è stata costretta a licenziarsi, mentre le altre due si sono messe in malattia per sfuggirgli.

25 febbraio 2020 – Napoli, incinta e con una figlia piccola, segregata in casa dal compagno: «Mai andata dal ginecologo».

25 febbraio 2020 – Napoli, pugni e calci all’ex convivente, bloccato dall’arrivo dei poliziotti.

27 febbraio 2020 – Palermo, su Instagram si spaccia per medico: arrestato per abusi sessuali su minore.

27 febbraio 2020 – Bologna, diventa anoressica per lo stalking dell’ex: 21enne denunciato, la minacciava di morte.

27 Febbraio 2020 – Pescara, abusa sessualmente delle figlie minorenni, la moglie lo “copre” per anni.

2 marzo 2020 – Salerno, maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate: padre violento per oltre 10 anni.

2 marzo 2020 – Bologna, ricattata con le foto bambina di 10 anni.

(https://lunanuvola.wordpress.com/2020/03/03/per-elisa/)

2 marzo 2020 – Genova, aggredisce la ex e l’accoltella al collo. Arrestato a Sampierdarena.

3 marzo 2020 – Napoli, vittima di femminicidio muore all’ospedale Pellegrini. Era stata pestata a sangue dal suo compagno.

3 marzo 2020 – Roma, abusa di due minorenni nel suo ufficio al Ministero dei Trasporti.

3 marzo 2020 – Genova, accoltella la moglie nel sonno: denunciato un 82enne. La donna non è grave.

4 marzo 2020 – Lucca, Donna uccisa a coltellate dal figlio durante una lite in casa.

5 marzo 2020 – Reggio Emilia, per anni insulta e picchia moglie e figlia. Arrestato.

7 marzo 2020 – Imola, donna trovata morta in casa. Fermato il marito.

Vi sto mostrando solo quindici giorni di violenza. Multiforme e ininterrotta. I prossimi quindici saranno uguali. C’è solo il femminismo che se ne occupa seriamente. Il prossimo 8 marzo, quando vi chiederanno di sparare su altre donne, non occorre che rifiutiate adducendo argomentazioni politiche o sociali da voi distanti: datevi semplicemente malate.

Maria G. Di Rienzo

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“Mentre a Roma la sindaca Raggi continua a chiedere lo sfratto della Casa delle donne, mentre le vittime rifugiate nel centro “Lucha y siesta” vengono fatte sgombrare dalla giunta capitolina, i centri antiviolenza della rete nazionale “D.i.Re”, annunciano che nelle loro strutture c’è stato un incremento dell’11% di nuovi accessi. “I dati confermano ancora una volta – commenta Antonella Veltri, presidente di D.i.Re – quanto sia importante sostenere con continuità queste strutture, presidi essenziali che consentono alle vittime che hanno subito violenza di recuperare la propria autonomia, centri che restano aperti anche in questi tempi di emergenza Coronavirus, perché la violenza contro le donne non si ferma”.” (da Repubblica, 8 marzo 2020)

(“Why I Stand With Her”, di Hawwah, giornalista e imprenditrice sociale nigeriana, per World Pulse, 2019. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

praising earth

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che è stata considerata persona di nessun rilievo, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei contro cui il mondo ha cospirato deliberatamente per negarle il suo posto in esso, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei la cui infanzia è stata rubata da uomini lascivi senza educazione e autocontrollo, uomini che hanno predato sulla sua innocenza, sulla sua nascita e vulnerabilità, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei a cui senza alcuna istruzione, addestramento, preparazione o esperienza, è stato affidato il lavoro più importante al mondo, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei a cui i sogni sono stati sottratti, le ambizioni fatte a pezzi e il potenziale distrutto, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che vive in coercizione e controllo ed è stata forzata a una vita che non ha mai voluto ne’ negoziato, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che sacrifica tutto e fa ogni compromesso senza che ciò le venga neppure riconosciuto, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che non è mai vissuta ma è meramente esistita così che altri potessero vivere, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che ha dovuto imparare a fare più cose contemporaneamente e lavora dieci volte più duramente per avere solo metà di quel che le è dovuto, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei che è stata manipolata affinché sopporti e accetti l’abuso da coloro che avrebbero dovuto proteggerla, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, di lei i cui sforzi, contributi e qualità sono sovente dimenticati e non apprezzati, non perché non abbiano valore, ma sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco, perché tutte dobbiamo ergerci con lei e per lei.

E’ solo ergendoci insieme che possiamo mettere fine all’abuso, al pregiudizio, alla diseguaglianza, alla discriminazione, all’ingiustizia, alla disumanità, alle violazioni, alle deprivazioni e allo stigma inflitte a lei, sulla base del suo sesso.

Oggi, io sono al suo fianco. E’ solo stando fianco a fianco insieme che possiamo far accadere il cambiamento e darle una vita – non meramente un’esistenza.

E’ stando fianco a fianco insieme che possiamo far ascoltare la sua voce e le sue grida e farle prendere sul serio, validare i suoi sogni e amplificare le sue richieste per i suoi diritti, giacché è una delle creature più importanti su questo pianeta.

Oggi, io sono al suo fianco, di colei che dà alla luce la vita, e giuro di stare al suo fianco sino a che avrò respiro.

Io sono al suo fianco perché IO SONO LEI. Noi tutte siamo LEI.

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Ieri, fra l’immancabile martellamento di prescrizioni abominevoli per i corpi delle donne che non si ferma nemmeno in piena crisi da Covid-19: “Danza, total body e dieta, essere come JLo si può”.

queer galentines - allgo

Una sola domanda, che è in se stessa un inno a tutto quel che sottende l’8 marzo: Avete mai pensato che di piacere agli uomini assomigliando a questa o quella potrebbe non fregarcene una beata mazza? Fate uno sforzo.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Tanto per dire, c’erano anche “Come difendersi dalle rughe da smartphone” (consigli irrinunciabili!) e “C’è una bomba nell’adipe”: sto cercando, ma non l’ho ancora trovata – quando succede vado a farmi esplodere nella sede di uno dei giornali che ha pubblicato ‘sta stronzata…

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bellinzona

(reminder)

In soli due giorni, 16 e 17 febbraio 2020, la cronaca ha disegnato il prontuario della violenza di genere in Italia.

Uomini adulti picchiatori, stupratori e aggressori nei confronti di minori femmine e maschi:

Terrorizzato dal padre violento si rifugia a scuola

“A., rintanato in un angolo, aveva l’aspetto impaurito e sofferente.

Inizialmente è apparso reticente, ha solo pronunciato ripetutamente la stessa frase: “Non ce la faccio più”. Il quindicenne ha raccontato la condizione drammatica in cui viveva e di questo padre violento che ogni giorno picchiava lui e la madre.”

Ragazzina violentata nel vano caldaia della casa, indagini sul convivente della madre

“La ragazza sarebbe stata vittima dell’indagato da gennaio 2016 fino a settembre 2018, quando è divenuta maggiorenne. La reiterata e lunga catena di abusi sessuali ha ingenerato nella vittima un grave danno psicologico.”

Allenatore spinge e insulta l’arbitra di 16 anni

“Un match di calcio dilettantistico è terminato con un’aggressione all’arbitra, sabato pomeriggio, in Brianza, con la ragazza, una 16enne, che è stata strattonata e insultata dall’allenatore della squadra ospite e da un tifoso allontanatosi poi per l’intervento del padre di lei.”

Degno di nota l’atteggiamento dell’assalitore, che si ritiene una vittima: Il mio errore è stato solo quello di metterle una mano su un braccio: avrei dovuto parlarle con le mani dietro la schiena.”

Persecutori:

Diffonde sul web foto intime dell’ex compagna: arrestato

“Dopo la fine della relazione, l’uomo avrebbe perseguitato la vittima con migliaia di messaggi e telefonate, danneggiandole anche l’auto e portandola a cambiare lavoro. L’ultimo fatto è accaduto il 4 febbraio quando l’uomo, entrando in casa col pretesto di recuperare alcuni effetti personali, avrebbe percosso la vittima con un manico di scopa, nonostante la presenza dei figli minorenni.”

Assassini:

Accoltella a morte la madre e minaccia gli agenti a Bologna: fermato con lo spray urticante

“La donna, 86 anni, inizialmente ricoverata in ospedale con vari lividi e una ferita da arma da taglio all’addome, è deceduta durante la notte.”

Uccisa davanti alle figlie dall’ex compagno che aveva il divieto di avvicinamento per maltrattamenti

“L’ennesimo femminicidio si è consumato sabato in provincia di Sassari in un bar dove la vittima si era rifugiata per sfuggire alla violenza del suo assassino.”

Per fortuna, si fa per dire, quest’ultimo caso ci fornisce in nuce la spiegazione per se stesso e per tutti gli altri: “Tratto le donne come mi pare”.

Sono le precise parole dell’omicida:

“Mi interessano solo due cose: i soldi e le donne. I soldi so come procurarmeli. Le donne le preferisco dell’Est; loro non creano problemi e io le tratto come mi pare.”

A scanso di equivoci, tutti i perpetratori sono italiani. E’ consolante sottolineare che non affollano personalmente il pronto soccorso delle loro città: gli basta mandarci donne e minori.

Maria G. Di Rienzo

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Ma sì, facciamone a meno. Del 25 novembre e dell’8 marzo, intendo. Sono “vuote ricorrenze” che per ben due giorni l’anno tolgono attenzione agli uomini e li costringono a sparare stronzate immani online e offline pur di restare saldamente sul palcoscenico. Si va dai consueti “non è vero niente”, “e allora la Pas?” (e le foibe, e il PD?), “ma quando è la festa dell’uomo” all’esilarante “le donne ora stanno benone ed è tutto merito mio”.

Salvini (testo integrale): “Grazie al CodiceRosso voluto dalla Lega e approvato dal Parlamento, adesso ogni denuncia di violenza o minaccia deve essere esaminata dalla giustizia entro tre giorni: tanto dolore evitato, tante vite salvate. Un abbraccio Amiche.”

Be’, che sollievo! Invece di chiederti com’eri vestita, perché eri là a quell’ora, se avevi bevuto e quanto e in genere cosa hai fatto per provocare la violenza dopo tre mesi, te lo chiedono dopo tre giorni. Problema risolto, infatti i fan di Salvini rispondono al messaggio così (testo integrale):

“Peccato molte donne meritano di prenderle!

Perché non vi è animale più arrogante prepotente offensiva di una donna.

Si credono intelligenti solo loro e ignoranti gli altri, pensano sempre di aver ragione soprattutto quando hanno torto.

Le donne sono capaci solo di insultare e provocare…

Hanno la parità dei diritti e non hanno rispetto dell’uomo!

Molte di queste cagne meritano di soffrire.”

E i suoi compari di partito rispondono così:

“Violenza sulle donne, bufera sul consigliere leghista di Casalecchio: Il 90% delle denunce è falso

Secondo costui, il cui nome è Umberto La Morgia e la cui impresa eroica più recente è stata il presentarsi vestito da pinguino a una manifestazione delle “sardine” a Bologna, la violenza sulle donne è “un’esagerazione della cultura dominante femminista” e dovremmo invece occuparci “della violenza delle donne sugli uomini, purtroppo ancora poco riconosciuta, poco condannata e poco dibattuta. Violenza non solo fisica, ma che si manifesta anche attraverso l’alienazione parentale (la distruzione del rapporto padre-figlio da parte della madre) e le migliaia di false denunce che le donne usano per avvantaggiarsi sull’uomo in sede di separazione civile, il quale spesso viene ridotto al lastrico.”

Lo scenario è talmente fantasy che il suo segretario locale di partito è costretto a dissociarsi e a smentirlo: La Morgia “parla evidentemente a titolo personale”, però grazie a queste personali “opinioni” come consigliere vota contro un progetto per interventi di accoglienza, ascolto ed ospitalità per donne maltrattate o che hanno subito violenza – segno che il titolo personale non è scindibile dal titolo politico. Ma poiché l’importante è occupare comunque il palcoscenico, il segretario Gianluca Vinci coglie l’occasione per ricordarci che “Le sue parole, inopportune, non cancellano però la verità dei fatti: la Lega al governo ha dimostrato concretezza nella lotta alla violenza contro le donne, tanto da aver portato in aula il Codice Rosso, che oggi è legge.”

E che non ha cambiato di una virgola l’attitudine abominevole degli uomini del suo partito e degli uomini violenti in genere verso le donne, compreso il tronfio Salvini e la sua bambola gonfiabile “somigliante alla Boldrini”, le sue cubiste al Papeete e la sua preferenza per le scollature femminili.

Ovviamente, una legge da sola non potrebbe comunque produrre il mutamento radicale necessario a mettere in soffitta la violenza di genere, generata com’è tale violenza da secoli di patriarcato, sessismo e misoginia, ma svolge egregiamente il suo ruolo di fanfara per politici opportunisti, arroganti e cialtroni. Lo dico a titolo personale e quindi politico, sia chiaro.

Maria G. Di Rienzo

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madrid 8 marzo 2019

“Vogliamo il vostro rispetto, non i vostri complimenti”: questo scandivano le donne durante le manifestazioni spagnole per l’8 marzo; il “titolo” che portavano tutte le iniziative era “Abbiamo mille ragioni”. L’immagine – da El País – è relativa a quella di Madrid: la dimostrazione delle donne ha superato colà le 350.000 presenze (a Barcellona erano 200.000). Lo sciopero di due ore indetto dalle organizzatrici ha raggiunto l’80% nelle università e il 61% nelle scuole secondarie superiori. I sondaggi dicono che poco più del 64% delle ragazze spagnole sotto i 25 anni si definisce femminista.

Fra le mille ragioni, le dimostranti hanno abbondantemente citato la violenza di genere, il divario sui salari e gli ostacoli all’accesso alle posizioni di responsabilità, nonché la crescita della destra spagnola che ha determinato uno spostamento verso posizioni retrive da parte del Partito Popolare (interruzione di gravidanza). La riuscita di centinaia e centinaia di manifestazioni – per farvi un esempio solo in Andalusia ce ne sono state 139 – ha mandato in pallone i politici di destra che hanno gridato al sequestro dell’8 marzo da parte della “sinistra femminista”.

Quest’ultimo concetto è qualcosa che io non sono mai riuscita a vedere in opera, meno che mai in Italia sebbene a diversi intervalli il termine sia infilato nelle piattaforme e più raramente nelle definizioni da slogan elettorale di aggregazioni di micro partiti e soggetti vari. “Ecologista” è sdoganato (non ti dicono più che vuoi piantare le margherite sull’A4), “nonviolento” un po’ meno ma ci sono buoni segnali (quelli che ti dicono “Allora ti va bene prenderle” si sono leggermente ridotti), “femminista” è ancora verboten e ogni volta che lo pronunci, lo scrivi, lo rivendichi devi maneggiare insulti, minacce, deliri e patetiche pseudo-spiritosaggini.

Io non credo si tratti di mancanza di informazioni: solo usando internet con un pizzico di intelligenza persino l’individuo più disinformato può crearsi una base di conoscenza (e ascoltare le donne / le femministe è sempre una possibilità).

Io non credo si tratti di differenze di opinioni: le aggressioni dirette alle femministe mancano in toto di argomentazioni razionali e in generale di quel minimo di educazione necessario a una conversazione sensata.

Io non credo si tratti di difficoltà di comprensione dovuta a linguaggi criptici o ultra specialistici: la frase “Vogliamo rispetto, non complimenti” necessita, per essere capita, di un apprendimento di base della lingua parlata normalmente accessibile anche a un analfabeta.

Io non credo si tratti della “crisi” degli uomini (ormai più che quarantennale in Italia) provocata dall’avanzamento, lento e costantemente messo in questione e in pericolo, dei diritti umani delle donne.

Io credo si tratti di mancanza di coraggio. Credo che troppi appartenenti alla sinistra italiana, uomini e donne, siano codardi, privi di prospettiva (e di sogni che non riguardino il proprio personale successo, sogni collettivi), subalterni alla visione del mondo dei loro avversari, complici per volontà o superficialità dell’attuale clima culturale del paese in cui l’attitudine medievale verso le donne, invece di arretrare, avanza spedita a colpi di passerella obbligatoria per tutte le età e qualsiasi professione, tribunali macho-friendly (per esempio, se una donna è “brutta” non può essere stuprata: clamoroso falso del 10 marzo 2019, smentito da tutti i dati in nostro possesso ovunque), concezione proprietaria e relativa oggettivazione di donne e bambine spinta al massimo livello (per cui si può ripetutamente stuprare la propria figlioletta di quattro anni, trasmetterle una malattia venerea e filmare il tutto per farsi una pippa nella pausa pranzo al lavoro: Cuneo, 9 marzo 2019), stupri e tentati stupri, femicidi e tentati femicidi (la scorsa settimana di cronaca la dice lunga sulla brutalità e sulla persistenza della violenza di genere in Italia).

Per uscire dal circo degli orrori è necessario come primo passo il riconoscere questi ultimi per tali. Il secondo è l’analisi di cause e conseguenze della violenza di genere, per la quale è disponibile almeno un secolo di lavoro femminista. Il terzo è la volontà di avventurarsi in un territorio diverso: cambiando comportamento, riscrivendo il proprio posto e il proprio senso rispetto all’esistente, sfidando l’attitudine che ridicolizza e umilia le donne senza darla per scontata o peggio ancora per “naturale”, osando accettare la libertà che il femminismo crea per ogni essere umano e vivendola in prima persona.

Maria G. Di Rienzo

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(“Graça Machel: Grassroots Voices Are Key to Fighting Gender Oppression”, Thomson Reuters Foundation, 8 marzo 2019, trad. Maria G. Di Rienzo. Graça Machel, in immagine, è vice presidente de Gli Anziani, fondatrice e presidente della Fondazione per lo sviluppo comunitario, del Centro Zizile per lo sviluppo del bambino e del Fondo che porta il suo nome.)

Graca Machel

Il Giorno Internazionale delle Donne è un importante promemoria per celebrare l’enorme valore e i contributi di donne e ragazze in tutto il mondo. E’ una tempestiva opportunità di sfidare le strutture e le psicologie patriarcali che continuano a trattare le donne da cittadine di seconda classe e negano loro pieni diritti umani. Ed è un momento per sferrare un contrattacco al flagello della violenza di genere che segna rovinosamente le vite di così tanti milioni di donne in ogni angolo del globo.

Le stime riportano che 35% delle donne al mondo – 1,3 miliardi di persone, cifra equivalente alle intere popolazioni dell’America del Nord e dell’Europa messe insieme – hanno fatto esperienza di violenza da parte del partner intimo o di violenza sessuale in qualche momento delle loro vite. Questo è un incubo intollerabile che terrorizza le nostre figlie, sorelle, madri, zie e amiche in ogni parte del globo.

La violenza contro le donne è anche uno strumento di danno economico: prima di tutto per le donne stesse, ma anche per la società nel suo complesso. Il costo finanziario della violenza contro le donne per l’economia è stato calcolato come il 3,7% del PIL in Perù e il 6,5% del PIL in Bolivia. Negli Usa, il costo della violenza da parte del partner intimo supera gli 8,3 miliardi l’anno.

Soprattutto, la violenza contro le donne è un’oscenità morale e una profonda ingiustizia. Perché sia affrontata in modo significativo e sradicata, abbiamo necessità di coltivare una cultura del rispetto ove gli uomini valutino le donne come loro vere eguali, le voci e i corpi delle donne siano tenuti in grande considerazione e legislazioni protettive siano create e applicate nei tribunali e nelle aule di governo.

La violenza contro le donne non è innata in nessuna cultura e in nessun continente. Può essere eliminata se vi è sufficiente volontà politica di istruire le popolazioni, in special modo gli uomini e i ragazzi, e di riformare strutture, istituzioni e pratiche tradizionali.

Sia economicamente, sia politicamente o socialmente, le donne non sono vittime passive dell’abuso, ma agenti del cambiamento il cui potenziamento e la cui liberazione renderanno libere le nostre società dai ceppi dell’oppressione.

Io ho lottato per la liberazione delle donne per la mia intera vita: come combattente per la libertà in Mozambico, come Ministra per l’Istruzione quando il mio Paese ha raggiunto l’indipendenza, come rappresentante delle Nazioni Unite e oggi come membro de Gli Anziani, il gruppo di leader indipendenti che ho co-fondato con il mio scomparso marito Nelson Mandela.

Sebbene vi siano stati parecchi progressi, in particolare negli standard del discorso e nei miglioramenti alla legislazione sull’eguaglianza, mi addolora vedere che così tante donne, specialmente bambine, siano ancora soggette ai cicli della terribile violenza di genere e dell’oppressione.

In anni recenti, c’è stata una reazione crescente contro l’abuso sessuale e la discriminazione negli ambiti dello spettacolo, degli affari, della società civile e della politica tramite i movimenti #MeToo e #TimesUp. Ogni sfida profonda e ad ampio raggio al costrutto della mascolinità e al patriarcato dev’essere uno sforzo collettivo compiuto da uomini e donne insieme, in spirito di solidarietà. Sino a che non affrontiamo le cause alle radici della discriminazione e non portiamo i perpetratori a rispondere alla legge, gli slogan sui social media rischiano di essere suoni vuoti in una cassa di risonanza fatta di persone che la pensano allo stesso modo.

Nel 2015, fu raggiunto l’accordo su una cornice che definiva quale progresso potesse essere implementato e misurato nella forma degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Quest’estate, le nazioni avranno l’opportunità di mostrare come stanno implementando l”Obiettivo n. 16, concentrato su pace, giustizia e istituzioni forti, all’ High Level Political Forum a New York. I governi dovranno dimostrare di essere determinati e di avere la volontà di promulgare leggi e di assicurare sentenze efficaci contro la violenza da parte del partner intimo. Il miglior modo di fare questo per i leader – specialmente per gli uomini – è di ascoltare le donne che stanno in prima linea e imparare da loro.

Gli Anziani hanno lavorato con gruppi della società civile in tutto il mondo per mettere in luce diverse istanze relative ai diritti umani. C’è molto da imparare dai loro sforzi per smantellare pratiche patriarcali dannose. Dal “Centro legale per le Donne” in Moldavia a “Rien Sans Les Femmes” nella Repubblica democratica del Congo, queste coraggiose difensore forniscono lezioni fondamentali su come mettere fine alla violenza di genere.

In questo Giorno Internazionale delle Donne, ergiamoci e facciamo numero in solidarietà con coloro che lavorano per costruire un mondo ove ogni donna sia in grado di dare piena espressione al suo potenziale e alle sue ambizioni senza timore di violenza.

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balance for better

(il tema dell’8 marzo 2019: miglior bilanciamento, miglior mondo)

Lasciateci in pace. Non abbiamo bisogno di mimose ne’ di spogliarelli.

Un unico giorno in un anno intero non dovrebbe costituire una richiesta gravosa, fatta da “metà del cielo” all’altra metà.

Lasciateci in pace offline e online. Non mettetevi a chiedere “quand’è la festa dell’uomo” (l’8 marzo è il Giorno internazionale della Donna, non una festività da calendario), non fate salti mortali per negare le cifre della violenza e della diseguaglianza che ci colpiscono, non mandateci immagini pornografiche e messaggi idioti, non chiedeteci foto di nudo o spettacoli di “burlesque”.

State fuori dall’8 marzo. Non compilate liste su cosa la donna è o dovrebbe essere, non ingarbugliatevi in elucubrazioni ignoranti e arroganti sui ruoli “naturali”, non diffondetevi in geremiadi sulle orrende colpe del femminismo e sulla conseguente vostra dolorosissima condizione di friend-zonati / lasciati / separati / divorziati.

Per un giorno solo, state in disparte. Se non volete ascoltare – e dopotutto non ascoltate per i restanti 364 giorni – va benissimo, ma oltre alle orecchie chiudete anche la bocca e tenete le mani in tasca.

Prendetevi una pausa di 24 ore dalle molestie, dalle battute squallide, dagli insulti veri e propri, dalle aggressioni, dalle violenze sessuali. E non saltate fuori come pupazzi a molla per strillare “non tutti gli uomini”: primo, siamo capacissime di vedere e apprezzare le differenze; secondo, noi non possiamo dire lo stesso, perché TUTTE le donne subiscono forme di discriminazione.

L’ultimo rapporto al proposito (1° marzo) è della Banca Mondiale – non esattamente il quartier generale della rivoluzione femminista. La ricerca ha preso in esame 187 nazioni per scoprire… quello che sapevamo già sulla nostra pelle: le donne di media hanno solo 3/4 della protezione legale garantita agli uomini in ambito lavorativo; i nostri salari restano più bassi a parità di orario e mansioni; la nostra libertà di movimento è limitata dalla violenza, la quale è anche il maggior ostacolo alla nostra indipendenza economica.

La Banca Mondiale stima in oltre 140 trilioni di euro (un trilione equivale a mille miliardi) la perdita globale relativa al non avere parità fra donne e uomini sul lavoro: e sono proprio le leggi, dice lo studio, a impedire alle donne di agire a tutto campo: “L’eguaglianza di genere è una componente critica della crescita economica. – ha dichiarato alla stampa la presidente ad interim della Banca Mondiale, Kristalina Georgieva – Se le donne avessero eguali opportunità per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo non solo sarebbe più giusto, ma più prosperoso.”

Per un solo giorno, l’8 marzo, pensateci su e lasciateci in pace.

Maria G. Di Rienzo

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ragazza impavida

La Ragazza Impavida parte per l’Australia.

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/03/16/la-ragazza-impavida/

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/06/01/non-ce-la-fanno-proprio/

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/20/una-nuova-casa-per-la-ragazza-impavida/

In occasione del prossimo 8 marzo, la statua sarà posizionata nella zona di Federation Square a Melbourne: poiché l’area copre tre ettari e qualcosa gli australiani stanno ancora discutendo il posto preciso, ma l’entusiasmo che circonda l’evento è già palpabile.

A pagare il biglietto, per così dire, alla nostra amica sono due Fondi pensionistici di investimento (Cbus e Hesta, quest’ultimo a maggioranza di clientela femminile) e lo studio legale Maurice Blackburn, attivo dal 1919 e il cui motto è “Lottiamo per ciò che è giusto”: lo studio ha in effetti vinto cause fondamentali per i diritti umani in Australia, fra cui quella per la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali.

Lo fanno perché:

“Sebbene stia in piedi in silenzio e sia alta poco più di un metro, la richiesta di cambiamento della Ragazza Impavida è stata udita in tutto il mondo.” David Atkin, Presidente Cbus.

“Avere l’iconica Ragazza Impavida in Australia è un meraviglioso e permanente richiamo all’audace e coraggioso perseguimento del cambiamento necessario per ottenere eguaglianza e salari eguali per le donne in Australia ora e per le generazioni a venire.” Debby Blakey, Presidente Hesta.

“La Ragazza Impavida sarà un promemoria per i luoghi di lavoro australiani del fatto che dobbiamo continuare la lotta per l’eguaglianza di genere, creando in essi cambiamenti per l’eguaglianza che tendano al meglio, e che dobbiamo agire su questo subito per le future generazioni di donne, incluso l’affrontare i divari radicati sui salari, l’aumentare il numero di donne nelle posizioni guida e il fornire ambienti di lavoro flessibili.” Jacob Varghese, Presidente “Maurice Blackburn”.

(Il divario sui salari in Australia vede ancora un 21,3% in più a favore degli uomini: a parità di qualifica e orario.)

con mamma kristen

La “mamma” della Ragazza Impavida, la scultrice Kristen Visbal – in immagine qui sopra – è ovviamente felice, ritenendo la sua creazione un “simbolo di cui c’è molto bisogno”: “Lei rappresenta ciò che ogni bambina può diventare. Il messaggio può essere iniziato come una dichiarazione su Wall Street, ma la statua vive ormai di vita propria.”

Maria G. Di Rienzo

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feminsit strike spain2

(Il cartello dice: Questo 8 marzo vogliamo diritti, non fiori)

In Spagna la protesta femminista è andata particolarmente bene, quest’anno: 5 milioni di donne (e uomini) sono scese nelle strade in più di 200 città. La metropolitana di Madrid è stata bloccata, così come 300 treni.

La Commissione 8 Marzo, che ha organizzato l’evento, secondo i sondaggi ha raccolto il consenso di 4 spagnoli su 5 in generale e del 90% delle donne fra essi: “Oggi chiediamo una società libera dall’oppressione sessista, dallo sfruttamento e dalla violenza. – diceva il loro manifesto – Chiamiamo alla ribellione e alla lotta contro l’alleanza di patriarcato e capitalismo che ci vuole obbedienti, sottomesse e zitte. Non accettiamo condizioni peggiori sul lavoro, ne’ di essere pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro. Questo è il motivo per cui chiamiamo allo sciopero.”

Il divario di genere sulle paghe, in Spagna, resta al 13% nel settore pubblico e al 19% nel settore privato (statistiche Eurostat 2017).

Manuela Carmena, sindaca di Madrid e Ada Colau, sindaca di Barcellona, hanno apertamente sostenuto la protesta. Carmena ha scritto in un tweet l’8 marzo: “La cosa non riguarda solo il richiedere vera eguaglianza, ma anche affrontare la necessità del cambiamento del modo in cui il mondo tratta le donne.” e Colau le ha fatto eco: “Abbiamo alzato le nostre voci e non ci fermeremo. Basta violenza, discriminazione e diseguaglianza sui salari!”

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Maria G. Di Rienzo

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