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Posta indesiderata

Il brano seguente stava in una mail inviatami il 12 gennaio 2018 alle ore 21.00:

Youcanprint life News n. 89

Essere invidiosi ripaga?

“Lo so, là fuori è pieno di scrittori autopubblicati che hanno successo. I loro romanzi ti guardano dall’alto in basso dalle vette della classifica e tu, che vorresti essere lì, che hai tutte le carte in regola per essere lì, ti ritrovi a raschiare il fondo della classifica. Le recensioni non arrivano, le vendite languono, e alla fin fine a nessuno sembra importare nulla di quello che hai scritto.

Senza contare che la maggior parte di questi romanzi da vette della classifica sono senza infamia e senza lode, spesso delle scopiazzature di altri romanzi dello stesso genere tanto in voga.”

Signori, scrivo e pubblico su carta (senza pagare e senza leccare il didietro a autori famosi per essere pubblicata) da più di trent’anni. Comunicazioni di questo genere cominciano a farmi pentire di aver scelto la vs. piattaforma per l’autopubblicazione e di avervi pagato per il servizio. Scrivere per me non è una competizione, è una passione e un lavoro.

libro e fiori

(Un lavoro d’amore, per essere precisi)

So ormai di fare questo lavoro bene e persino troppo bene secondo un editore che anni fa mi ha rifiutato un romanzo con questa incredibile motivazione.

Me ne frego di chi sta in vetta alle classifiche, di che qualità sia la produzione di chi ci sta, non provo invidia per costoro e non intendo comprare “marketing” o – meno che mai – “editing” da chi promuove una visione della scrittura ridotta a salire una scala per “guardare dall’alto in basso” chi sta in “fondo alla classifica”. Se avessi voluto un podio avrei continuato con il salto in lungo: ero bravina e probabilmente qualche medaglia l’avrei presa, ma scrivevo e scrivo senz’altro meglio di quanto saltavo – inoltre, scrivere mi piace molto di più.

Non smetterò certo di farlo perché “a nessuno sembra importare nulla” su Youcanprint. Importa a me e tanto basta. Maria G. Di Rienzo

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Pubblico e privato

“Guardando con occhi che sono consapevoli del genere, le donne tendono a far luce sulle connessioni fra l’oppressione che è la verosimile causa del conflitto (oppressione etnica o nazionale) e un’altra che è trasversale: quella del regime di genere. Il lavoro femminista è incline a rappresentare la guerra come continuum della violenza che va dalla camera da letto al campo di battaglia, attraversando i nostri corpi e la nostra percezione del sé.

Noi lo intravediamo più prontamente perché, come donne, abbiamo visto che la “casa” stessa non è il paradiso per cui è spacciata. Perché, se essa è un rifugio, così tante donne devono fuggirla per andare nei “rifugi”? E riconosciamo, con Virginia Woolf, che “i mondi pubblico e privato sono inseparabilmente connessi: che le tirannie e i servilismi dell’uno sono le tirannie e i servilismi dell’altro.”, Cynthia Cockburn, in “Negotiating Gender and National Identities”, trad. Maria G. Di Rienzo.

cynthia cockburn

Cynthia Cockburn è una femminista, attivista pacifista e antimilitarista e docente universitaria inglese nata nel 1934.

Le Sirene del latte

(tratto da: “These Women Bikers Deliver Breast Milk Door-To-Door”, di Jennifer Chen per Bust Magazine, gennaio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Due anni fa Julie Bouchet-Horwitz, fondatrice della Banca del Latte di New York, mandò un’e-mail al club di donne motocicliste “Sirene” di New York, con un’inusuale richiesta. Le motocicliste sarebbero state interessate a consegnare latte materno a ospedali e case private per conto della Banca del Latte?

“Le risposi di chiamarmi al telefono. – dice Jennifer Bacquial delle Sirene – Abbiamo parlato. Io non sapevo proprio nulla della faccenda. Non sapevo nemmeno esistesse qualcosa come la donazione del latte.” Ma non appena apprese che è cruciale per i bimbi prematuri o malati ottenere latte materno donato immediatamente, Bacquial si accordò per passare la richiesta alle compagne Sirene durante il loro incontro successivo e la risposta fu entusiastica.

Sirens New York

(Le Sirene prima di una consegna: Jennifer Bacquial è l’ultima a destra.)

“Tentiamo di concentrare il nostro volontariato sulle istanze delle donne. Poter fare questo lavoro stando sulle nostre motociclette è ancora meglio.”, dice Bacquial.

La Banca del Latte di New York esiste dal 2016. All’inizio per consegnare il latte si serviva di FedEx (ndt.: società di trasporto espresso) ma i costi di spedizione erano troppo alti per un’organizzazione nonprofit. Dopo aver osservato i motociclisti guizzare attraverso il traffico di New York, Julie Bouchet-Horwitz pensò che quello era il modo migliore di consegnare il latte velocemente.

Usando un gruppo di discussione su WhatsApp, Bouchet-Horwitz indica una località e una Sirena disponibile risponde. “Durante l’orario lavorativo facciamo le consegne della Banca del Latte agli ospedali o alle case di privati. A volte, un reparto di terapia intensiva neonatale può finire le scorte e c’è bisogno di più latte. Noi siamo qui per dare una mano.” dice ancora Jennifer Bacquial.

Attualmente dalle 10 alle 15 Sirene, che fra loro si chiamano “Corrieri del Latte”, fanno volontariato per trasportare il latte materno. E Bacquial ha visto di persona l’impatto del loro lavoro: “Ho incontrato una donna nel Bronx la cui figlia era nata prematura, di sei mesi. Il suo sistema digerente non poteva reggere il latte in polvere e la sua mamma non ne produceva abbastanza. Quando ho visto la bimba per la prima volta, non era in grado di tener su la testa. Adesso sta seduta e sta crescendo grazie al latte. A noi andare in moto piace e riconoscere che questo ha un impatto positivo su madri e figli è davvero eccezionale.”

(“Communiqué of the Indigenous Revolutionary Clandestine Committee, General Command of the Zapatista National Liberation Army”, 29 dicembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.)

ezln

Alle donne del Messico e del Mondo:

Alle donne originarie del Messico e del Mondo:

Alle donne dei Consigli di governo indigeni:

Alle donne del Congresso nazionale indigeno:

Alle donne nazionali e internazionali dei Sei continenti:

Compañeras, sorelle:

Vi salutiamo con rispetto e affetto da quelle donne che siamo – donne che lottano, che resistono e si ribellano contro lo stato sciovinista e patriarcale.

Sappiamo bene che un brutto sistema non solo ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta come esseri umani, ma ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta di nuovo come donne.

E sappiamo che le cose ora vanno peggio, perché siamo assassinate in tutto il mondo. E gli assassini non pagano alcun prezzo – il vero omicida è sempre il sistema che sta dietro la faccia di un uomo – perché le loro azioni sono occultate, loro sono protetti e persino ricompensati dalla polizia, dai tribunali, dai media, dai cattivi governi e da tutti quelli che vogliono mantenere le loro posizioni stando sulle schiene della nostra sofferenza.

Tuttavia non siamo terrorizzate, o se lo siamo controlliamo la nostra paura e non ci arrendiamo, non ci fermiamo e non ci vendiamo.

Perciò, se sei una donna in lotta che è contro quel che ci fanno perché donne; se non sei spaventata (o se lo sei, ma controlli la tua paura), allora ti invitiamo a un incontro con noi, per parlarci e ascoltarci come le donne che siamo.

Pertanto invitiamo tutte le donne ribelli del mondo al:

Primo incontro internazionale di politica, arte, sport e culture per le donne in lotta, che sarà tenuto a Caracol di Morelia, zona Tzotz Choj del Chiapas, Messico, l’8 – 9 – 10 marzo 2018.

Gli arrivi sono previsti per il 7 marzo e la partenza per l’11 marzo.

Se sei un uomo, stai ascoltando o leggendo questo invano, perché non sei invitato.

Per quel che riguarda gli uomini zapatisti, li metteremo al lavoro in tutte le faccende necessarie, di modo che noi si possa suonare, parlare, cantare, danzare, recitare poesie e impegnarci in ogni altra forma di arte e cultura che desideriamo condividere senza imbarazzo. Gli uomini si occuperanno di tutte le mansioni necessarie in cucina e alle pulizie.

Si può partecipare come singole o come collettivi. Potete registrarvi a questa e-mail:

encuentromujeresqueluchan@ezln.org.mx

Includete il vostro nome, da dove venite, se partecipate da sole o in collettivo, e come volete partecipare o se volete semplicemente festeggiare con noi.

La tua età, il tuo colore, la tua taglia, la tua fede religiosa, la tua razza e il tuo modo di essere non importano; quel che solo importa è che tu sia una donna e che tu stia lottando contro il sistema capitalista, sciovinista e patriarcale.

Se vuoi venire con i tuoi figli maschi ancora piccolini, va bene, puoi portarli. L’esperienza servirà a iniziare a mettere nelle loro teste che le donne non accetteranno più violenza, umiliazione, scorno o o altre stronzate dagli uomini o dal sistema.

E se un maschio dall’età superiore ai 16 anni vuol venire con te, è una scelta tua, ma qui non andrà oltre la cucina. Potrebbe a ogni modo essere in grado di ascoltare alcune delle attività e di imparare qualcosa.

Riassumendo, gli uomini non possono venire a meno che una donna li accompagni.

Per il momento è tutto, vi aspettiamo qui, compañeras e sorelle.

Dalle montagne del sudest messicano, per il Comitato clandestino indigeno rivoluzionario – Comando generale dell’esercito zapatista di liberazione nazionale, e in nome di tutte le ragazze, le giovani donne, le donne adulte e le donne anziane, vive e morte, le consigliere, le rappresentanti donne del Consiglio del buon governo, le donne promotrici, le miliziane, le insorgenti, e la base di sostegno zapatista,

le Comandanti Jessica, Esmeralda, Lucía, Zenaida e la bambina Defensa Zapatista

Messico, 29 dicembre 2017

“La povertà è sessista” è la frase in corsivo sulla maglietta dell’attrice Connie Britton.

connie britton

In risposta ho letto parecchi “non ha senso”, “che significa”, “non è vero” – per stare sul blando. E’ il vostro giorno fortunato, ragazzi (tutti i commenti che io ho visto erano di persone di sesso maschile), vi informo io.

“La povertà è sessista” è uno slogan in giro da parecchi anni ed è la “frase chiave” di una delle campagne di ONE (rete attivista) spiegata così:

“In nessun luogo sulla Terra le donne hanno tante opportunità quante ne hanno gli uomini. Da nessuna parte. Ma le per le bambine e le donne nei paesi più poveri la diseguaglianza si amplifica.

Noi non metteremo fine alla miseria sino a che non abbatteremo le barriere che tengono indietro bambine e donne. Il sessismo è globale – anche la lotta contro di esso dovrebbe esserlo.

“La povertà è sessista” dà conto delle diseguaglianze nelle leggi, nelle opportunità, negli stipendi, nell’assistenza sanitaria, nello status politico, nei diritti legali, eccetera eccetera, che rendono le donne più vulnerabili e le rendono la maggioranza dei poveri nel mondo.

* Una donna su tre fa esperienza di violenza sessuale / fisica durante la propria vita.

* Le donne guadagnano meno degli uomini a parità di mansioni e orario nella maggior parte delle nazioni esistenti.

* Due terzi degli analfabeti sul pianeta sono donne.

* Ventotto bambine (minorenni) sono date in mogli ogni minuto.

* 131 milioni di bambine in età scolare a scuola non ci vanno.

* Nessun paese al mondo ha raggiunto l’eguaglianza di genere in senso economico perché le legislazioni, la strutture sociali e le abitudini culturali continuano a privilegiare gli uomini.

Perciò, non si può lottare contro la povertà se non si lotta contro l’ingiustizia di genere, punto e basta.

Maria G. Di Rienzo

Dentro e fuori

C’era un interno e c’era un esterno alla cerimonia dei Golden Globes, dove come era stato anticipato – e come avrete letto negli insulsi articoli del mainstream giornalistico italiano, zeppi di “sfottò” e di stronzate sul politicamente corretto, nonché scritti con la consueta maestria letteraria da bocciatura ripetuta alle elementari – attrici e registe eccetera si sono davvero vestite di nero per protesta contro le molestie sessuali e gli abusi nei luoghi di lavoro.

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/12/16/e-gradito-labito-scuro/

Ma c’erano donne anche fuori, le Ancelle (Handmaids) che vedete nella foto sottostante con il cartello “Non più in silenzio”. Sul retro dei loro cappelli stava scritto “#TimesUp” (“E’ finita”), a ricordare la loro recente iniziativa di solidarietà con le tutte le loro simili che hanno subito e subiscono molestie al lavoro.

no longer

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/01/10/il-ritorno-dellancella/

Sono le “Hollywood Handmaids” e questo è il comunicato che hanno rilasciato prima di manifestare: “Come branca della Coalizione delle Ancelle, le Ancelle di Hollywood si ergono per l’equità nella rappresentazione di genere e razza, sia sullo schermo che fuori, e per condizioni libere dalla violenza nell’industria cinematografica e dell’intrattenimento.

Le Ancelle di Hollywood sono: registe, scrittrici, produttrici, attrici, comparse, assistenti personali, parrucchiere e truccatrici, addette agli effetti speciali, controfigure, addette alla ripresa, costumiste, trovarobe, scenografe, localizzatrici, addette al casting, editrici, compositrici, pubblicitarie, agenti, aiutanti, macchiniste, elettriciste, elaboratrici di dati, animatrici, doppiatrici, fornitrici di servizi artigianali e catering, contabili, manager di gestione dei talenti, avvocate e molto altro ancora nell’industria cinematografica e dell’intrattenimento.

Siamo state ridotte al silenzio, marginalizzate, sminuite, aggredite, escluse e molestate una volta, due volte, troppe volte. Noi siamo coloro che hanno appreso come questo non sia un comportamento occasionale: questi sono decenni di vecchi schemi giustificati da interi sistemi.

Ci uniamo alla lotta globale per mettere fine alla violenza contro le donne a partire da dove viviamo, lavoriamo e recitiamo – qui a Hollywood, all’interno dell’industria.

Oggi, siamo al fianco delle nostre sorelle e dei nostri fratelli che vestono di nero sul rosso tappeto dei Golden Globes, per dimostrare l’emergere e la crescita della resistenza contro la violenza nei luoghi di lavoro e nella società in generale.

Ci ergiamo in solidarietà con le forti attiviste e attivisti a Hollywood dietro la sigla #TimesUp e con le molte altre iniziative guidate dalle sopravvissute in tutto il paese, lavorando per cambiare leggi e culture e per assicurare sicurezza e dignità a tutte le persone.”

Ve l’ho già detto, qualche volta: il femminismo è il più bel “fare” che esista al mondo. Maria G. Di Rienzo

(“How can we use our voices more effectively? Navigating narratives, privilege and power”, di Aya Chebbi per ACEVO – 30 things to think about, 25 novembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.

Aya Chebbi – in immagine – è un’attivista femminista tunisina, tra le altre cose fondatrice e presidente dell’Afrika Youth Movement. Avevo già scritto di lei qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2012/12/06/se-nasco-di-nuovo/ )

aya

Per fare la differenza, in un mondo che sta cambiando moltissimo, dobbiamo essere in grado di maneggiare le narrazioni, il privilegio e il potere.

Narrazioni

Per i prossimi decenni, il mondo continuerà a essere costruito attorno alle narrazioni.

Chi dà forma alle narrazioni? E quali voci sono udite?

Prendete come esempio i giovani. L’anno scorso ho fatto ricerca sulla radicalizzazione giovanile, portando avanti uno comparato fra il reclutamento di Al-Shabaab in Kenya e quello di Daesh in Tunisia. La mia scoperta più importante è stata che la narrativa della vittimizzazione della gioventù marginalizzata sta contribuendo alla radicalizzazione della gioventù stessa.

La narrativa della vittimizzazione è usata dai gruppi estremisti per il reclutamento e per mantenere il sostegno che hanno. Molti giovani hanno interiorizzato l’idea di essere marginalizzati e sono percepiti come eroici quando si uniscono a questi gruppi violenti.

Dobbiamo chiedere a noi stessi: stiamo contribuendo a narrazioni di responsabilizzazione / legittimazione o di immiserimento? Offriamo contro-narrazioni o creiamo nuove narrazioni sulla leadership, la partecipazione e la rappresentanza della gioventù?

Ci sono attualmente due modi in cui il settore dedicato allo sviluppo parla dei giovani – come beneficiari dello “sviluppo della gioventù” o come partecipanti allo “sviluppo guidato dalla gioventù.” Spesso non è chiaro se, come gruppo, i giovani siano ritratti come problema o come soluzione.

Il numero dei giovani raddoppierà nei prossimi decenni. Il primo passo per potenziare la gioventù è cambiare la narrazione, andando dai giovani come soggetti dello sviluppo a elementi motore dello sviluppo. Più generalmente, siamo esposti in modo regolare a narrazioni di misoginia, violenza e sfruttamento, a volte senza alcune visione alternativa del mondo.

Le narrazioni diventano un luogo di appartenenza e identità per molti. E’ cruciale fornire narrazioni alternative per le sfide attuali e l’ignoto futuro. Per esempio, come si manifesta la dignità in narrazioni che degradano gli esseri umani?

Privilegio

Se stai leggendo questo, significa che sei uno/a del 52% delle persone che ha il privilegio di essere online.

Il 48% della popolazione mondiale è offline. Noi possiamo parlare della trasformazione digitale come di una forza innovativa, ma il digitale è anche uno spazio privilegiato, chiuso, elitario. L’informazione è potere e il potere è largamente diseguale, dipendendo da chi può avere accesso all’informazione e controllare la connettività e chi non può.

Quelli che non sono connessi possono essere invisibili, fuori dal raggio della rivoluzione digitale.

Quelli di noi che sono online hanno la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza. Far sentire le nostre voci non significa che stiamo parlando per conto di tutti. Significa invece alzare e amplificare le voci di chi è più vulnerabile.

Lo spazio online può essere un respiro di libertà, specialmente nelle società repressive e nei luoghi della società civile. Tuttavia, dobbiamo cercare di prevedere quando il divario digitale si amplierà o si chiuderà.

E cosa stiamo facendo su questo in relazione al genere? O allo sviluppo? Quali sono gli spazi di cui abbiamo bisogno online e offline, per assicurarci che i privilegi dell’accessibilità diventino diritto per tutti? E’ come rendere la cultura accessibile a chiunque e non solo a quelli che possono permettersi i festival.

Potere

Per fare la differenza, dobbiamo credere nel potere delle persone. Il loro potere non di guardare il sistema e lamentarsene, ma di cambiarlo. Il loro potere di migliorare l’umanità e non di distruggerla. Il loro potere che le guida, a partire da un luogo d’amore, a portare guarigione ovunque e a riparare gli spazi spezzati del nostro mondo.

Il potere più forte della nostra era è la solidarietà transnazionale. C’è il potere politico, il potere economico e c’è il potere del lavorare insieme per affrettare il cambiamento con gli attrezzi e i talenti che abbiamo acquisito. Nel mondo globalizzato con le sue varie sfumature di oppressione, le nostri voci saranno efficaci solo se sono unite e disposte a collaborare.

Nel mentre il mondo diventa un villaggio globale, il controllo delle frontiere cresce, dipingendo un futuro incerto. Il legame della solidarietà può essere forgiato o distrutto. Perciò, più costruiamo sul potere della solidarietà, più saremo pronti per il futuro. Le lotte dei prossimi decenni richiederanno la solidarietà transnazionale.

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