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Leggo oggi che una manciata di lavoratrici precarie è riuscita ad incontrare la Ministra Fornero. Disoccupate, licenziate, precarie della ricerca, della comunicazione e del sociale. Hanno dovuto occuparle la sala stampa per farcela, ma va bene lo stesso: mostrare un po’ di realtà agli insigni economisti governativi non può che esser loro di giovamento. Purtroppo, ascoltate le storie personali di queste donne, alcune giovani madri, la Ministra è rimasta nel paese delle fiabe. Ha esordito con una frase dotta ed illuminante, “ E’ un momento di crisi per tutti e tutti devono fare sacrifici”: ma a chi non ha niente cosa resta da sacrificare? Personalmente, posseggo solo me stessa, quindi l’unica scelta a mia disposizione è suicidarmi. La Ministra sarebbe così cortese da fornirmi i mezzi necessari? La corda costa, i tranquillanti pure; potrei buttarmi dal settimo piano che è il più alto nel condominio in cui vivo, ma non ho la sicurezza di crepare schiantandomi nel parcheggio. Potrei sopravvivere, magari paralizzata, ed affliggere ancora di più il nostro grande paese-azienda con la pretesa di una lussuosa carrozzella a spese dello stato.

Poi Fornero, messa di fronte all’ipotesi del reddito di cittadinanza, ha professionalmente spiegato che “L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro.”

Nel febbraio scorso, il presidente dell’Istat è stato “audito” alla Commissione Bilancio della Camera. Forse Fornero non era tenuta a presenziare, o in quel momento stava preparando un parfait di frutta (però senza avocado e kiwi, perché tutti devono sacrificare qualcosa) e non l’ha sentito, ma Enrico Giovannini – che nessuno può spacciare per un pericoloso bolscevico – ha detto, fra l’altro: “Quasi un italiano su quattro è a rischio povertà. La disoccupazione giovanile è la più alta in Europa dopo la Spagna, ed 80 mila posti di lavoro sono stati persi nella fascia 18-29 anni durante i primi tre mesi del 2011. L’Italia è tra i pochi paesi europei a non disporre di uno strumento specifico di lotta alla povertà, quale ad esempio il reddito di cittadinanza.

Dunque, Ministra, mi aiuti a capire: il problema sono i nove mesi di sole? In paesi europei meno soleggiati gli ammortizzatori sociali sono una misura praticabile? Il problema sono i suoi concittadini, fannulloni, mammoni e sfigati che trovandosi in miseria non mostrano un minimo di imprenditorialità? Cosa dovrebbero vendere, se le loro capacità ed il loro tempo non li volete?

Pensi solo agli 80.000 del 2011 citati dal presidente dell’Istat: sono giovani, sì, ma sono tanti e probabilmente non tutti rispondono ai criteri utili per lavorare in circonvallazione dopo il tramonto o nei festini di Arcore. Poi c’è il problema dei cinquantenni-sessantenni, se mi permette, quelli espulsi dal mercato del lavoro ai quali, però, le nuove norme non permettono di accedere alla pensione. L’opzione lap dance e bunga-bunga è ancora più lontana per loro.

Nel frattempo, fra evasione fiscale, tasse al minimo sulle rendite, fondi europei ingozzati da opere fasulle, agevolazioni e sussidi di ogni tipo, i nostrani imprenditori si strafogano di tutto il disponibile: fa bene a preoccuparsi dell’eventuale piatto di pastasciutta che potrebbe toccare a un poveraccio qualsiasi, non se lo merita, non è nato ricco, e non è nemmeno riuscito a “sposare un figlio di Berlusconi”; questo era il consiglio alle precarie dell’illustre predecessore che il suo sodale Monti non smette di ringraziare per l’enorme responsabilità dimostrata nei suoi anni di governo. Dunque, bisogna far attenzione a come si trattano i servi, perché altrimenti si montano la testa e si “adagiano” e non chiamano più il piccolo padrone “signorino”: questo è ciò che evinco dal suo discorsetto. Il problema, signora Fornero, è che l’Italia non è casa sua, e che il welfare del paese non è uno dei suoi conti bancari, e che il suddetto paese non è la sua azienda. Non le dobbiamo nulla, e per di più la stiamo pagando con le nostre tasse. Il governo italiano non deve produrre profitto, deve lavorare per il benessere dei suoi cittadini. Di tutti i suoi cittadini, non solo di quelli che le sono simpatici o che rispondono alle norme comportamentali che lei giudica degne: forse non l’ha mai sentito dire, ma ognuno di noi, come nasce, oltre ad avere sul gobbo 31.000 euro di debito pubblico, è titolare di qualcosa chiamato “diritti umani”: un tetto sopra la testa, acqua potabile, accesso all’istruzione ed alle cure sanitarie, esistenza sicura e dignitosa senza discriminazioni basate sull’etnia, il sesso, la religione, l’opinione politica, l’origine sociale o nazionale, l’orientamento sessuale… e sì, dimenticavo, CIBO. Il nostro paese ha firmato una miriade di trattati internazionali che dicono, più o meno, che quel piatto di pasta al pomodoro non è una sua gentile concessione. Per cortesia, cucini un po’ di meno, e studi un po’ di più. Maria G. Di Rienzo

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